Nel 1825 Giovanni si aggiudicò gratis tutti gli spartiti giacenti alla Scala

Ricordi, un cognome legato indissolubilmente alla storia della città, in particolare della Scala, dove 200 anni fa il bis-bis-bis nonno di «Nanni», Giovanni, con un colpo di genio si assicurò l’archivio musicale del teatro a costo zero.
Correva l’anno 1825, il quarantenne Giovanni, entra nel Piermarini diretto all’ufficio del sovrintendente per trattare la riproduzione di uno spartito musicale. In quegli anni il compositore realizzava un originale che andava poi copiato per essere distribuito agli orchestrali. Appunto il lavoro del primo Ricordi. Fatto a mano e pagato molto poco, tanto che il povero copista fatica a mandare avanti la baracca.
Prima di entrare per la solita trattativa estenuante, Giovanni nota un imbianchino. Incuriosito dai strani segni vergati, si avvicina, guarda bene e scopre che si tratta di uno spartito. Chiede lumi all’operaio e questi gli spiega di aver pescato nelle soffitte del teatro, piene di «cartacce» come quelle. In quegli anni non esistevano i diritti d’autore, il compositore vendeva la sua musica al teatro e tanti saluti. Qualche rappresentazione poi l’opera veniva lasciata cadere, le copie abbandonate in soffitta dove spesso venivano divorate dai topi o distrutte dal periodico incendio. Quando Giovanni Ricordi entra per trattare, invece del solito ribasso rispetto ai concorrenti, si offre di lavorare gratis. «In cambio mi prendo gli spartiti in soffitta». Detto fatto il sovrintendente concluse l’affare, convinto di aver fregato il povero copista. Quando però si trattò di effettuare una prima ripresa di un’opera già eseguita, fu costretto a ricorre a Giovanni Ricordi. Sentendosi sparare un cifra esorbitante che fu costretto a pagare. Nacque così la fortuna di Casa Ricordi, diretta poi fino al 1919 da Tito I, Giulio e infine Tito II, nonno di Giovanni, detto Nanni.