Nel 1983 l’anno nero degli «8mila» Ventuno scalatori rimasero uccisi

Un numero record di incidenti mortali è avvenuto nel 1983: in tutto 21 persone rimasero uccise mentre compivano scalate e mentre si spostavano da o verso i campi base nei massicci dell’Himalaya, la catena degli «8mila»: con questo numero venne superato il precedente primato, registrato nella primavera del 1972, quando morirono 19 alpinisti. L’Himalaya ha tolto la vita anche a diversi italiani nella sua storia. Nel ’54 durante la spedizione italiana per la conquista del K2 morì per una broncopolmonite l'alpinista valdostano di Courmayeur Mario Puchoz, 36 anni. Nel 1970, Guenther Messner, 23 anni, morì travolto da una valanga di neve e di ghiaccio durante la discesa dal Nanga Parbat (8.125 metri), in Pakistan. Nel 1986 Renato Casarotto precipitò in un crepaccio mentre tentava una nuova via in solitaria sullo sperone sud-sud ovest sul K2. Nel 1996 Lorenzo Mazzoleni, 29 anni, uno dei cinque «Ragni di Lecco» che il giorno prima aveva raggiunto la vetta del K2, morì durante la discesa, nel trasferimento al campo 3.