Nel 1985 crollò il Palasport e nel 2000 chiuse Malpensa

Vent’anni fa la città sepolta da un manto di 70 centimetri

Non solo alberi che crollano sotto otto centimetri di neve bagnata. Milano e i milanesi almeno altre due volte negli anni passati si sono trovati a fare i conti con una nevicata «eccezionale» ( allora sì) che ha paralizzato la città.
È l’inverno del 1985 quando arriva un’ondata di freddo polare. A Linate la colonnina delle temperature scende fino a meno 16 gradi e la mattina del 16 gennaio di quell’anno i milanesi si svegliano «sepolti» da 70 centimetri di neve. È il caos: si fermano i mezzi e la città s’intasa fin dall’alba. Molte scuole e molti uffici restano addirittura chiusi e sotto il peso di 2600 tonnellate di neve crolla addirittura il tetto del Palasport di fronte a San Siro, un gioiello architettonico costruito solo nove anni prima. Un danno che sembra riparabile ma che poi porta all’abbattimento dell’impianto.
Altra storia, più recente. Siamo nel dicembre del duemila. Nevica ancora molto ma questa volta teatro del caos è il nuovo aeroporto di Malpensa. Bastano venti centimetri e il freddo che gela i fiocchi in pista a rendere inefficace l’azione degli spalaneve e delle apparecchiature per il de-icing dei velivoli. Lo scalo si blocca. Vengono cancellati 347 voli in partenza e l’area dei ceck-in si trasforma in un girone dantesco dove finiscono «prigionieri» migliaia di passeggeri furibondi. Ci sono strascichi e anche seguiti giudiziari: le associazioni dei consumatori chiedono rimborsi per migliaia di euro e la Procura di Busto Arsizio apre un’inchiesta