Nel 2006 entrate in aumento ma le tasse non diminuiscono

Roma - Lievitano le entrate fiscali nel 2006. Rispetto alle previsioni iniziali, il gettito è cresciuto del 10,3%. Vale a dire, qualcosa come 37,1 miliardi. Per dirla come gli economisti, due punti e mezzo di prodotto interno lordo.
La sorpresa, però, non è rappresentata dal volume delle entrate: il ministero dell’Economia, lato Finanze, spiega che il reale gettito aggiuntivo è stato pari a 3,4 miliardi. Il resto, vale a dire, 33,7 miliardi, era già compreso negli aggiornamenti del quadro di finanza pubblica, compresi nei documenti ufficiali.
E proprio quei 3,4 miliardi piovuti dal cielo portano Vincenzo Visco a uno slancio di ottimismo. Senza le spese una tantum con le quali il governo ha caricato il deficit 2006 (sentenza Ue sull’Iva e mutui Fs di Infrastrutture Spa), i conti dello scorso anno - dice il ministro - potevano segnalare un disavanzo sotto il 3% del pil.
Quei 3,4 miliardi, infatti, rappresentano lo 0,2% del pil. Se a questi si aggiunge il miglioramento del deficit per un altro 0,1%, determinato da una maggiore crescita dell’economia («nel 2006 il pil crescerà sopra le attese», annuncia Padoa-Schioppa a Bruxelles. «E si collocherà all’1,7-1,8%, contro una stima dell’1,6%»), è probabile che il viceministro abbia ragione.
Ciò presuppone, però, che il deficit lasciato in eredità dal governo precedente viaggiava nell’ordine del 3,2%, se basta un miglioramento dello 0,3% per farlo scendere sotto il tetto di Maastricht.
Visto il buon andamento delle entrate «ragionevolmente strutturale», Visco punta l’attenzione sulla necessità di ridurre la pressione fiscale «il prima possibile, ma non ora». E precisa: «Mi auguro che possa avvenire». Il viceministro non può andare oltre, anche perché pochi giorni fa, il ministro Padoa-Schioppa aveva annunciato in Parlamento che una riduzione del prelievo fiscale non era in programma né nel 2007, né nel 2008. E che solo nel 2009, se le entrate si mostrassero consolidate nel tempo, il governo poteva prendere in esame un’ipotesi di riduzione del prelievo.
Lo stesso viceministro precisa però che a questo punto il governo si deve concentrare sul lato delle spese. E il primo capitolo della spesa all’attenzione di Bruxelles è quella previdenziale. A riguardo, Padoa-Schioppa spiega che il governo non è in ritardo rispetto agli impegni assunti con la Commissione europea di mettere mano alla riforma delle pensioni. «C’è tempo», dice il ministro. Il governo italiano si è impegnato con la commissione europea a presentare uno schema di riforma entro il 31 marzo. «Il governo non è in ritardo - spiega il ministro -. Il tempo a disposizione c’è e la base è il memorandum firmato con i sindacati».
I sindacati, però, ritengono che - dopo le ultime prese di posizione del ministro - quel memorandum non abbia più valore per il governo. «E comunque - precisa Padoa-Schioppa - la riforma previdenziale italiana non è stata discussa durante l’Eurogruppo di lunedì sera».
In quella riunione e nell’Econfin di ieri, l’argomento forte è stata l’uscita della Francia dalla procedura di deficit eccessivo. In una prossima riunione anche la Germania si vedrà annullata la stessa procedura.
Procedura che invece viene confermata per l’Italia. «Nel 2006 l’Italia resterà ampiamente sopra il tetto del 3%», osserva Joaquin Almunia «anche per le spese una tantum previste dal governo». E soltanto nella primavera avanzata del 2008 sarà possibile annullare la procedura, ma solo se - ricorda sempre il commissario europeo - il deficit di quest’anno rimarrà stabile sotto il 3%.