Ma nel 2006 l’Ulivo aveva altre idee

da Roma

Ma cosa c’era scritto, poi, su questo benedetto tema del nucleare, nel programma elettorale dell’Unione e dell’Ulivo? Malgrado le affermazioni fatte ieri dal nostro ministro degli Esteri, che di quella lista fu uno dei massimi esponenti, su questo tema il testo presentato agli elettori in occasione delle ultime elezioni non aveva alcun dubbio: «Una ripresa del programma nucleare in Italia - si leggeva - non è proponibile». E così, viene da chiedere, è mai possibile che i leader del centrosinistra oggi auspichino alle porte di casa la creazione di centrali che da noi vorrebbero definitivamente archiviare? E le biomasse, l’eolico, le energie alternative, il nucleare di nuova generazione? Tutto dimenticato? A quanto pare sì.
Il bello è che il testo (il titolo era «Per il bene dell’Italia») si spingeva più in là: «Circa l’energia nucleare - si leggeva nel programma - il nostro impegno per la riduzione del rischio è orientata a produrre»... (e qui viene il bello) a) «Azioni di messa in sicurezza delle scorie e del combustibile in Italia»; b) «La partecipazione in sede internazionale alla ricerca per il nucleare pulito di nuova generazione». Curioso che dopo aver preso questo solenne impegno, invece, il nostro governo si impegni nella direzione opposta, in Slovenia, per lo sviluppo di centrali tradizionali. Anche perchè la direzione indicata da quel programma elettorale era esattamente opposta: «Vogliamo che le fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico, biomasse a concentrazione, solare termico, idroelettrico di piccola taglia, geotermia) nell’arco della legislatura siano almeno raddoppiate)». Sarà. Ma per ora gli unici kilowatt che si raddoppiano sono quelli sloveni.