«Nel 2008 la Filarmonica al Bolshoj»

Chiara Campo

nostro inviato a Mosca

È come se posasse su una palude: le correnti che scorrono sotto le fondamenta ne mettono a rischio la stabilità stessa. Ma a insidiare il teatro Bolshoj di Mosca, un gioiello del classicismo pieno di acciacchi, ci si mette anche la legge: per trasformarlo in un palcoscenico all’avanguardia, non è immaginabile costruire un’ellisse uguale a quella che Botta disegnò per la Scala. Il diritto impone di non stravolgere, neanche di pochi metri, le dimensioni originali del monumento architettonico. Per dotare il teatro delle migliori tecnologie, i tecnici scaveranno 20 metri in profondità, e poiché il terreno su cui posa l’edificio, dalla fine del secolo scorso, ha subito lente ma costanti deformazioni, verrà adottato il sistema di livellamento usato in Italia per la Torre di Pisa. Dopo anni di polemiche, dallo scorso luglio sono finalmente cominciati i lavori di ristrutturazione del Bolshoj, un progetto da 500 milioni di dollari, finanziato al 100 per cento dallo Stato. Il direttore generale del teatro, Anatoly Iksanov, lunedì ha condotto la delegazione comunale, in missione a Mosca sotto la guida dell’assessore alla Moda e Grandi eventi Giovanni Bozzetti, a visitare il cantiere. Iksanov ha sottolineato che insieme all’opera di rinforzo e restauro storico-scientifico, la missione è «dotarlo delle tecnologie più moderne». Ha ricordato la visita del vicesindaco Riccardo De Corato e il direttore generale dei lavori alla Scala Antonio Acerbo, nel settembre 2004, che «esportarono» l’esperienza della ristrutturazione del Piermarini. Il rapporto da allora si è consolidato. «Quando siamo in difficoltà - ammette il direttore del Bolshoj - contattiamo i tecnici milanesi». Collaborazione, e anche materiali, sono stati richiesti spesso anche alla coordinatrice dei restauri alla Scala, Elisabetta Fabbri, anche se per il teatro moscovita la filosofia non è riscoprire necessariamente le decorazioni più antiche coperte negli anni da strati sovrapposti, ma far convivere un’insieme degli stili migliori, anche se di periodi diversi. Iksanov ha indicato agli ospiti il palco d’onore di Stalin: «A sinistra del palcoscenico - ha spiegato -, ma nessuno riusciva a vedere quando arrivava o andava via. Si è sempre occupato personalmente del teatro: era cattivo su altro, ma sotto questo aspetto è sempre stato buono».
Tra un anno, afferma Anatoly Iksanov, «i progettisti confermeranno la data della riapertura. Contiamo di mettere in scena il primo spettacolo nel 2008». E per la rinascita del Bolshoj, Iksanov sogna di portare sul palco le migliori rappresentazioni dal mondo: «Invito fin d’ora la Filarmonica della Scala», ha detto all’assessore Bozzetti. E lo stesso auspicio vale per il Metropolitan di New York e l’Opéra di Parigi. Iksanov ha riferito di non aver ancora parlato col nuovo sovrintendente della Scala, Stephan Lissner, mentre si è «sempre mantenuto in contatto col maestro Riccardo Muti». Fino alla fine dei lavori, la stagione del Bolshoj ha traslocato in un teatro da 800 posti, Il Nuovo Palcoscenico, nella stessa piazza: «C’era un palazzo, abbiamo mandato via gli abitanti e realizzato il teatro». L’assessore Bozzetti ha ricordato invece che per ospitare le rappresentazioni durante il restauro alla Scala, il Comune costruì «il teatro degli Arcimboldi, dotato di 2.400 posti e in grado di rivitalizzare la periferia».