Nel Belgio triste si rapina in cravatta

Seconda opera francese in concorso ieri al Festival di Cannes, La ragione del più debole, di e con Lucas Belvaux, è un film sulla disoccupazione e sull’emarginazione, camuffato da poliziesco. A Liegi (Belgio) un gruppo di amici di quartiere, composto da quaranta-cinquantenni disoccupati o pensionati, trascina un’esistenza dignitosa ma malinconica fra casa e il bar «Lacrima Cristi» (sic!), dove la colonna sonora è fatta di vecchie canzoni italiane, da Mina a Patty Pravo. Sospirano su una vita finita troppo presto sul binario morto, finché l’arrivo di un operaio (Belvaux), con passato di rapinatore politicizzato, suggerisce che il crimine possa pagare. Nella realtà è così, ma soprattutto il crimine compiuto in giacca e cravatta; i nostri pensionati, sempre in maglione si cimentano in una rapina e naturalmente vanno incontro alla morte o alla prigione. Come esempio di lotta di classe, La ragione del più debole è anarchico e pre-marxista, oltre che realista. Belvaux lascia trasparire un’ideologia che preferisce Blanqui a Marx, Action directe al Pc, analoga a quella del romanziere sceneggiatore Jean-Patrick Manchette. A parte il finale, trascinato, il resto è riuscito e toccante.