«Nel capannone c’era materiale radioattivo»

I ladri, forse senza saperlo, avevano cercato di violare una sorta di «cimitero radioattivo». E risulta che non sia la prima incursione nel sito che, al suo interno, ospita ancora quattro bunker nei quali si svolgevano esperimenti e in cui si troverebbe tuttora materiale a rischio. Questo il mistero sepolto all’interno della Sogin di Segrate, in passata conosciuta anche come Cise e prima ancora Cesi. Un particolare che spiegherebbe anche la presenza di una guardia giurata, altrimenti inspiegabile davanti a un capannone vuoto o poco più. Vigilantes che l’altra sera ha sparato a un romeno di 26 anni, sorpreso con altri tre complici a far razzia di rame. Il ferito, ora al San Raffaele, dovrebbe cavarsela, mentre la guardia è stata denunciata.
Non ha avuto dubbi sul da farsi infatti il vigilantes, dipendente di uno dei maggiori gruppi di vigilanza, la Battistoli Group. Così, infatti, ha spiegato nella caserma dei carabinieri, a San Donato Milanese. Ha detto di aver visto quattro persone intente a rubare del rame. Ha intimato loro di fermarsi ma i quattro, per tutta risposta, lo hanno bersagliato con vari oggetti. Poi, nel buio, un colpo secco e ha pensato a un colpo d’arma da fuoco sparto nella sua direzione.
Del resto, molto probabilmente, sapeva cosa stava difendendo. Quel sito infatti è statao affidato negli anni scorsi dall’Enel alla Sogin (società gestione impianti nucleari) che a marzo 2009 aveva terminato una prima fase di «decommissioning» dei laboratori. E dove ora risulta, come spiega dal comune di Segrate, che sia in atto una seconda fase di smantellamento. Già nel 1950 il laboratorio di fisica nucleare interno effettuava la misura, per poi pubblicarne il valore, della sezione d’urto di fissione dell’uranio 235, allora tenuta segreta in molti Paesi. Nel 1953, si concludeva invece presso il laboratorio di ingegneria Nucleare la fase di sviluppo e messa a punto delle attività di ricerca sui processi di produzione di acqua pesante. Si disponeva così per la prima volta in Italia di impianti per la distillazione frazionata, di apparecchiature di scambio isotopico. Ancora tra gli anni ’70 e ’80 veniva allestita una sezione di prova a 64 barre per tentativi di scambio termico di simulazione dell’elemento di combustibile della centrale nucleare del Garigliano. Dall’80 all’85 si iniziò anche a lavorare alla preparazione di una colonna di resine per l’arricchimento in campo dei radioisotopi presenti in acqua di fiume. Un’attività di ricerca in campo nucleare proseguita poi fino agli anni Novanta.
Proprio qui dunque si trovava il vigilante che, sorpresi i ladri, ha fatto fuoco temendo per la propria vita. Sul posto, oltre ai carabinieri della compagnia di San Donato, sono intervenuti anche i colleghi del reparto di investigazioni scientifiche di Milano. Per analizzare l’interno del capannone dopo l’incursione. Non è infatti la prima volta che ignoti malviventi tentano di introdursi in un sito tanto particolare. E questo spiegherebbe la reazione della guardia giurata, denunciata proprio ieri pomeriggio per lesioni colpose gravissime. Il romeno, invece, è stato operato in mattinata: stabili le sue condizioni, non è più in pericolo di vita.