Nel cassetto di Ford 30mila tagli e chiusura di 10 siti

Caro-benzina, crollo delle vendite negli Stati Uniti e maxi-sconti hanno messo in ginocchio il colosso. A gennaio l’annuncio

Pierluigi Bonora

da Milano

Per la seconda volta, da quando è stato nominato al vertice del gruppo che porta il nome della sua famiglia, Bill Ford dovrà mettere pesantemente mano alle forbici. Di ufficiale non non c’è ancora niente, ma il tam tam che da Dearborn, nel Michigan, ha subito fatto il giro del mondo parla di almeno 30mila tagli scaglionati nel tempo e della chiusura di dieci stabilimenti. Secondo il Detroit Free Press di ieri la ristrutturazione sarà portata a termine entro il prossimo anno.
Il piano «lacrime e sangue» che Bill Ford presenterà il 23 gennaio ricalcherebbe quello, altrettanto pesante, della General Motors: 30mila dipendenti a casa e stop alle linee di dodici impianti nordamericani. Per il nipote di Henry Ford, come dicevamo, sarà la seconda grossa ristrutturazione del gruppo. Già nel 2001, allorché subentrò a Jacques Nasser nella carica di amministratore delegato, l’erede del fondatore dell’impero automobilistico si vide costretto ad annunciare la chiusura di sei fabbriche e il taglio di 21mila addetti. Il gruppo, allora, perdeva 6 miliardi di dollari. La cura funzionò e la Ford riuscì a risalire la china.
Ora la situazione si è di nuovo aggravata a causa, soprattutto, del caro-benzina che ha determinato il crollo delle vendite dei grossi fuoristrada e pick-up negli Stati Uniti. Le vendite degli Explorer, una volta l’elemento di forza del gruppo, continuano infatti a precipitare. In più, come la General Motors, anche la casa di Dearborn ha applicato ai propri veicoli maxi-sconti che hanno assottigliato i margini.
Nei primi nove mesi dell’anno, il gruppo ha riportato una perdita di 1,69 miliardi di dollari e una settimana fa ha registrato una flessione delle vendite del 15% per novembre, il peggior risultato fra tutti i produttori di automobili americani. Per tutta risposta Bill Ford ha annunciato un nuovo taglio della produzione per il quarto trimestre 2005 e per i primi tre mesi del 2006. Tra gli stabilimenti nel mirino, secondo le indiscrezioni circolate a Detroit, ci sarebbero quelli di St. Louis, Atlanta, St. Paul (Minnesota), Windsor (Ontario) e Cuautitlan (Messico). Secondo gli analisti, i nuovi sacrifici rischiano tuttavia di non bastare se non vi saranno presto anche importanti novità sul fronte dei nuovi modelli.
In novembre ne sono stati acquistati il 52% in meno rispetto al 2004, nonostante il lancio pochi mesi fa di un nuovo modello ridisegnato. Dall’inizio di gennaio a oggi, le azioni della Ford sono praticamente dimezzate di valore passando da 14 a 8 dollari e la capitalizzazione di mercato è scesa a 15 miliardi di dollari.
Nonostante i ripetuti tentativi di ridurre i costi e di riconquistare le preferenze dei consumatori, per ora la Ford non è riuscita a ottenere risultati tangibili. La casa Usa ha da poco firmato un accordo con Fiat Auto per la produzione, nella fabbrica italiana in Polonia, delle future generazioni della Ka e della 500.