Nel cast anche uno gigolò, un cassintegrato e il figlio di un camorrista. Ed è già polemica

nostro inviato a Roma

Da dieci anni spia, controlla, ammonisce, suggerisce, punisce, incita, coccola, blandisce, tranquillizza, sostiene… i suoi prigionieri. Come un’entità divina, non si sente la sua voce né si sa come è fatto. È il Grande Fratello, l’occhio che tutto vede e ascolta, ma che resta un mistero. Nascosto dietro la porta rossa della Casa di Cinecittà, comunica con i carcerati sono attraverso il confessionale. Allora, eccolo qui, il demone della televisione che ha trasformato un programma in un culto pagano di massa. Alla vigilia dell’undicesima edizione (comincia domani su Canale 5), siamo andati noi a spiare lui e a farci rivelare qualcuno dei suoi segreti.
Scusi, Grande Fratello, prima di tutto, è vero che quest’anno ci saranno tra i concorrenti uno gigolò e il figlio di un camorrista?
«Sì. Però, come faccio sempre, non li ho scelti per scandalizzare il pubblico, ma perché sono persone che hanno una storia da raccontare. Il primo è un ragazzo rimasto senza lavoro che per guadagnare ha deciso di fare l’accompagnatore per signore; il secondo, senza alcun problema con la giustizia, ha vissuto una storia molto tormentata con il padre prendendo una strada del tutto diversa».
Dica la verità, signor Gieffe, ogni volta va in cerca dei personaggi più strampalati per attirare l’attenzione del pubblico.
«È evidente che una parte dei concorrenti deve avere un impatto visivo forte. Devono suscitare curiosità, emozioni, discussioni, empatia o odio tra gli spettatori. Ma questo è solo uno degli ingredienti del reality. L’obiettivo è mettere insieme un buon cast che mescoli ragazzi più eccentrici con persone comuni, rispecchiando la realtà italiana».
Ma va’, lei li sceglie per stereotipi: la bellona e il macho, il laureato e l’operaio poco acculturato, l’extracomunitario e il gay…
«Non è vero, non parto mai con decisioni a priori. Delle migliaia di ragazzi che si presentano ai provini, scelgo quelli che mi colpiscono, che mi fanno scattare qualcosa, che hanno un vissuto interessante. Poi, ovviamente, seleziono tra diverse tipologie».
Per esempio chi l’ha colpita dal primo momento?
«Veronica, la sua fragilità era un mondo da esplorare. Marin (il vincitore della scorsa edizione): ai provini si capiva immediatamente che sarebbe diventato un protagonista assoluto».
Visto quanto si è saputo dopo la fine del Gieffe (che era stato ricoverato in una clinica mentale), non si è sentito responsabile di aver creato una situazione a rischio?
«Mauro aveva tutte le carte in regola per affrontare la lunga permanenza nella casa, di fatti ha giocato benissimo e pure vinto. Non è un ricovero a far definire una persona un matto. E non permetterei mai che nella casa ci fossero pericoli».
Le capita spesso che un concorrente che sembrava un potenziale personaggio forte si riveli un moscio?
«Certo, ma il bello del gioco sta proprio lì, nel saper modificare il racconto in corsa, nell’immettere nuovi elementi. È l’imprevedibilità a interessare così tanto il pubblico e, permettetemi, anche a me, nonostante i tanti anni che sto qui».
Dunque, conferma, caro Gieffe, Lei non solo spia i concorrenti, ma li manipola…
«Assolutamente no, non avrebbe senso, una sceneggiatura avrebbe molto meno impatto di quanto accade realmente. Nonostante i concorrenti ormai siano molto consapevoli essendo cresciuti a pane e Grande Fratello, non si mettono maschere davanti alla telecamere, quelli così non li faccio entrare».
Sì, però, lei, tramite il confessionale, agisce in qualche modo, soffiando su una lite, mostrando clip fastidiose, facendo comparire genitori perduti…
«Ma questo rientra nella logica del gioco, sono acceleratori di comportamenti. Un esempio: io non dico mai a un concorrente: “Fai bene a essere arrabbiato con questo” Semmai lui mi dice: “Faccio bene a essere arrabbiato con questo?” E io: “secondo te?”. Così stimolo una reazione, ma senza sapere quale. Altro esempio: quando Massimo e Veronica all’inizio del Gf scorso mostravano di piacersi, abbiamo cercato di farli stare insieme il più possibile, ma da quella mossa poteva accadere di tutto».
Qual è il prigioniero che più le è rimasto nel cuore?
«Certamente Taricone. Ho passato intere nottate a parlare con lui, di qualsiasi cosa, era una persona speciale, magnetica, piena di fascino. In qualche modo lo ricorderemo all’inizio della trasmissione».
Non le sembra arrivato il momento di chiudere l’occhio della telecamera e riposarsi?
«E perché mai? Finché persone e storie mi suscitano ancora stupore vado avanti…».