Nel centro storico sempre meno romani sempre più stranieri

Parla sempre meno italiano il centro storico della città. Dal 2000 al 2006 gli italiani in quella zona sono diminuiti del 5 per cento, mentre gli stranieri sono cresciuti del 28 per cento. Questa la fotografia scattata dal Centro di ricerche economiche, sociologiche e di mercato (Cresme), che fornisce anche il numero complessivo di residenti nel I municipio: a fine 2006, la popolazione straniera residente si attesta a circa 28mila unità, mentre gli italiani iscritti all’anagrafe risultano quasi 96mila. Sorge il dubbio che la fuga degli italiani dal centro storico, pur «contenuta rispetto alla fine degli anni Novanta», come sottolinea il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, sia in parte motivata dal crescere dei prezzi degli appartamenti, il cui valore dal 2000 a oggi è quasi raddoppiato. Se nel 2000 per comprare un appartamento a Campo Marzio servivano meno di 5mila euro a metro quadro, oggi ne occorrono mediamente 9mila a metro quadro. «Poi, certo se si vuole un attico a piazza Navona quel denaro non basta sicuramente», puntualizza Bellicini.
Cifre da capogiro, che non si discostano molto da una zona all’altra del centro storico: per abitare all’Aventino si devono tirar fuori dal portafoglio 7mila euro a mq, mentre nel 2000 ne «bastavano» poco più di 3mila. Le zone in cui si può risparmiare qualcosa nel caso in cui si decidesse di investire in un appartamento sono quella dell’Esquilino, dove i valori oscillano fra i 4700 e i 5200 euro a metro quadro e di Testaccio, in cui una casa costa oggi fra i 4850 e i 5500 euro a mq.
Insomma, occorre una bella cifra per potersi permettere il lusso di vivere in centro, in uno dei 66mila appartamenti presenti nel I municipio (il 5,1 per cento del totale delle abitazioni in città), che complessivamente valgono circa 34 miliardi, il 23,8 per cento dell’intero valore delle residenze cittadine. Nel 2006 sono state «compravendute» 2355 abitazioni nel I Municipio, pari al 6,2 per cento delle circa 38mila compravendite avvenute in tutto il territorio comunale.
Secondo il direttore del Cresme, chi vende un appartamento, lo fa nella maggior parte dei casi per comprarne un altro in cui andare a vivere. Solo in pochi decidono di acquistare un immobile per fare un investimento. L’assessore all’Urbanistica, Roberto Morassut sottolinea che «il Comune ha speso circa 330 milioni per riqualificare la città storica». «Queste trasformazioni - continua - forniscono il nuovo quadro di Roma e la sua definitiva sprovincializzazione, perché ormai la città è agganciata a un sistema internazionale. Tutto questo anche per favorire il ritorno abitativo nel centro storico che è già una realtà».
Insomma, secondo Morassut, se il costo delle case aumenta è perché il Comune in quelle aree ha investito del denaro. Non sottolinea, l’assessore, che sono soprattutto gli stranieri a scegliere sempre più spesso il centro storico e che, quindi, quella che lui definisce ripopolazione è avvenuta soprattutto grazie a loro. E la presenza sempre più massiccia di stranieri in città è confermata dal fatto che «il 15 o 20 per cento degli acquisti di appartamenti avvenuti negli ultimi anni in città dipendono da loro», come puntualizza il direttore del Cresme.