Nel centrodestra si ricompatta il fronte del no

da Roma

Nessuna spaccatura, soltanto «libertà di coscienza». Il dibattito sui Pacs anima anche il centrodestra, dove però emerge una sostanziale compattezza del «fronte del no». La fiaccola non viene retta soltanto dall’Udc di Pier Ferdinando Casini, che ieri ha ribadito come «in Italia non ci sia bisogno dei Pacs, basta allargare i diritti soggettivi». Il leader centrista ha rilevato anche la contraddizione di «chi dice di non volersi sposare con un atto formale, ma punta poi a forme giuridiche parallele» e ha richiamato tutti a «realizzare in Parlamento nuove convergenze per evitare la deriva della famiglia».
Un tema - la difesa della famiglia - rilanciato con veemenza anche dal capo del Carroccio, Umberto Bossi, in una lettera aperta a un quotidiano. «Di famiglia il nostro popolo ne conosce una soltanto - ha scritto Bossi - ed è quella che si vede nel presepe: la famiglia è quella». La sua difesa coincide con la difesa «di Gesù Bambino». Bossi si è dichiarato amico di papa Ratzinger: «Contro l’Islam e la sinistra dei Pacs - ha continuato nella lettera - rinnoviamo l’alleanza storica dei padani con la Chiesa: l’Islam sta allargandosi e può provare a distruggerci finché vuole, ma il cattolicesimo regge, ha radici inestirpabili tra le nostra gente. Non capisco come ci sia chi si dice cattolico e poi possa prepararci un regalo come le unioni di fatto. Si spiega anche l’odio per il presepe... Nel Natale c’è la nostra tradizione e identità e per questo va celebrato. Non vinceranno i musulmani né i miscredenti massoni... ».
Più incentrata sulla difesa dei soggetti deboli, ovvero dei figli, la tesi espressa da Alessandra Mussolini: «Invece che dai Pacs, occorrerebbe iniziare la discussione dalla tutela dei figli nati al di fuori del matrimonio, un modo più morbido di affrontare la questione: un conto sono i diritti della persona, un altro è scimmiottare il matrimonio, perché va a intaccare l’unica parte della società che va recuperata, cioè i bambini, figli magari nati da un precedente matrimonio». Il discorso «è delicato e trasversale», avverte la Mussolini, e non può essere «trattato con l’accetta, né buttato avanti con furore ideologico, altrimenti non si ottiene alcun risultato».
Il dibattito deve essere riportato sul binario della serenità. Questo anche il motivo per il quale Forza Italia ha optato per la libertà di coscienza, «come sempre su questi temi», hanno spiegato sia Renato Schifani che Giulio Tremonti. Il capo dei senatori azzurri ha auspicato che «i moderati dell’Unione possano sdoganarsi dal ricatto della sinistra massimalista». Secondo Tremonti, vicepresidente azzurro, «gli stessi obbiettivi possono essere raggiunti con strumenti giuridici diversi: certi diritti possono e in molti casi devono essere riconosciuti senza inventare formule di paramatrimonio».