Nel centrosinistra esploderà presto la bomba radicali

Francesco Damato

Mi è capitato e mi capiterà ancora di dissentire da Marco Pannella, a volte per il contenuto delle sue battaglie, altre volte per i modi e i toni in cui le sostiene compromettendone l'esito, ma non sono mai riuscito a tradurre il dissenso in ostilità. Non mi riesce neppure adesso che lo vedo messianicamente impegnato a ripetere, in vista delle elezioni politiche dell'anno prossimo, l'operazione che non gli riuscì nelle elezioni regionali della scorsa primavera: l'ingresso nella cosiddetta Unione di Romano Prodi. Che alcuni suoi avversari da quelle parti vorrebbero ancora evitare, temendo ch’egli finisca per «avvelenare i pozzi» della loro coalizione con le sue posizioni, per esempio, di politica estera ed economica.
Stavolta, con quella miscela di furbizia e di tempestività che lo rende il più giovane degli anziani ancora in carriera politica, l’amico Marco ha allestito un convoglio difficilmente bloccabile a sinistra con le solite minacce, e tanto meno con i borbottii di Massimo D'Alema. Si tratta della Federazione radical-socialista, o come altro decideranno di chiamarla.
Pannella ne intuì l'agibilità nello scorso mese di maggio, non appena lo Sdi di Enrico Boselli fu spiazzato dalla decisione della Margherita di Francesco Rutelli di rifiutare il progetto della lista unitaria dell’Ulivo, coltivato come prima pietra del cosiddetto partito democratico, o dei riformisti. Pannella capì che era il momento buono per agganciare lo smarrito Boselli, e con lui quella parte del nuovo Psi in fuga dal centrodestra dopo i cattivi risultati delle elezioni regionali. La riforma proporzionale, per quanto osteggiata paradossalmente dallo Sdi nelle aule parlamentari, ha fatto il resto. Per quanto non ancora approvata in via definitiva, essa ha evitato al convoglio pannelliano il deragliamento quando la Margherita ha improvvisamente riattivato lo scambio dell'Ulivo riconvertendosi alla lista unitaria. Troppo tardi, ha risposto a quel punto Boselli a chi gli ha chiesto di tornare sotto l'Ulivo staccandosi da Pannella, che all'olio è politicamente allergico.
Per quanto irritati dal suo rifiuto, soprattutto perché motivato con pesanti giudizi sulla Margherita, i guardiani dell'Ulivo non possono espellere Boselli dall'Unione prodiana perché ne è uno dei soci fondatori. Ma non potendo espellere Boselli non possono neppure impedirgli di portarsi Pannella nell'Unione. Essi sanno, fra l’altro, che la costituenda Federazione radical-socialista potrebbe procurarsi da sola con il sistema proporzionale un gruppetto di parlamentari. Che potrebbe per giunta condizionare nelle nuove Camere qualsiasi maggioranza, prevedibilmente destinata a fronteggiarsi con l'opposizione con uno scarto di seggi inferiore a quello procurabile dall'agonizzante maggioritario.
Molti amici, alcuni dei quali hanno creato un movimento radicale dissidente, assistono delusi all'approdo di Pannella nell'Unione prodiana, sentendosi in qualche modo traditi. Io invece già assaporo lo spettacolo della sua uscita dall'Unione, specie se questa dovesse vincere le elezioni. La rottura sarà infatti inevitabile se Pannella vorrà rimanere se stesso, per quanti incarichi potranno o vorranno dargli. Anche quando egli indulge a chiederlo, o quando altri lo chiedono al posto suo, come ha fatto Boselli proponendo Emma Bonino ministro degli Esteri, peraltro confermatasi al congresso radicale appena concluso contraria al ritiro dei militari italiani dall'Irak, che invece è reclamato anche dallo Sdi, per fortuna il potere sta a Pannella come il diavolo all'acqua santa.