Nel cielo della nostra fantasia angeli e demoni sono fatti di silicio

Ogni anno che passa, anche se molto più lentamente di quanto la fantascienza ci aveva predetto, i robot, e le macchine più in generale, imparano a fare qualcosa in più. Qualcosa che sino a quel punto era proprio solo dei viventi, anzi dei più cerebrali fra i viventi: gli esseri umani.
Così assistiamo, sospesi tra l’ammirazione e qualche brivido, ai progressi dei nostri «figli» meccanici: androidi che camminano, computer che battono campioni di scacchi, robot che giocano a pallone, cagnolini meccanici che si fanno coccolare senza sporcare per casa... E di fronte a queste creature, che nella nostra società rappresentano ormai un archetipo mitico di futuribile perfezione, quasi di superamento dell’umano, è difficile distinguere desideri e paure, proiezioni quasi freudiane e retaggi culturali rielaborati.
A far ordine nei nostri sentimenti verso queste macchine che - parafrasando Zola - ci metteranno fuori combattimento ma forse più tardi serviranno a farci più felici, prova Riccardo Notte, docente di Antropologia culturale all’Accademia di Brera. Nel suo Machina ex Machina. Saggio sul mito del robot (Bulzoni, pagg. 189, euro 15) prende in considerazione molti dei «memi» (l’equivalente culturale di un gene) che sono all’origine delle convinzioni, delle speranze e dei tabù sugli automi. Non si tratta di un saggio facile, per tutti. Però ricostruisce un panorama amplissimo, pieno di curiosità e di rimandi che spaziano dal cinema alla scienza, alla letteratura.
Partendo da L’Eva futura di Villiers de L’Isle-Adam (1886), arrivando sino al contemporaneo e cinematografico La donna perfetta (2004), Notte racconta al lettore il mito dell’amore tra l’uomo e il robot, il sogno proibito, quasi edipico, dell’uomo che si accoppia con la macchina. Spiegando il test di Turing e i tentativi di creare software capaci di superarlo, affronta la complessa questione dell’intelligenza delle macchine, la possibilità e il sogno che, a un certo punto, diventino «vive». Prendendo spunto da un classico della fantascienza, Ultimatum alla terra, sviscera la paura-desiderio che l’uomo ha di essere superato dall’intelligenza artificiale.
E quelli elencati sin qui sono solo alcuni dei tanti temi toccati, che però hanno tutti una radice comune. Possiamo non accorgercene ma tra robot, antiche divinità e ubris greca il passo e breve. Non ci credete? Leggete le pagine di Notte sul fulmine.