Nel contrario di Dalla anche angeli e diavoli riescono a dialogare

Stasera al Carlo Felice tre ore di musica tra presente e passato

Lucio Dalla, uno dei più amati tra i cantautori italiani, è un musicista raffinato, profondo e versatile, così eclettico da comprendere nel proprio repertorio canzoni su temi d'amore, di politica e di sociale. Tra classico e popolare, tra arte e leggerezza, questa sera al Teatro Carlo Felice si potranno riascoltare dal vivo «Caruso», «L'anno che verrà», «Com'è profondo il mare» e decine di altri pezzi che fanno parte della storia della musica popolare italiana, ma al tempo stesso, grazie ai nuovi arrangiamenti acustici, sarà possibile coglierne, ancora di più, la musicalità nascosta, la carica espressiva e la capacità di emozionare.
«Il contrario di me», è il titolo di libera interpretazione del tuo ultimo cd e del nuovo tour teatrale. Com'è il contrario di Lucio Dalla?
«È un momento, uno di quelli di riflessione in cui mi soffermo a spolverare la mia duplicità, uno stato che, in realtà, è di tutti noi; ed è proprio la nostra duplicità a sedare quello che non ci piace del nostro carattere. Sia come uomo sia come artista ho voluto esplorare anche questo mio “lato oscuro”, anche perché la mia vena artistica mi spinge verso quelle zone che più piacciono a me. Se sei un uomo libero non puoi contenerti, io non l'ho mai fatto».
A briglie sciolte nella vita, nella musica e persino nella scelta dell'inusuale copertina del tuo cd.
«L'idea di “Il contrario di me” nasce da un curioso lavoro fotografico di Maurizio Galimberti che ha firmato la copertina e che, incontrandomi casualmente ad ArteFiera a Bologna, la città dove vivo, mi ha ripetutamente fotografato creando con i miei scatti, diversi doppi di me stesso che hanno dato origine al titolo».
Perché un tour teatrale?
«Grazie all'inaspettato successo del disco. La scelta di tornare in teatro per cantare i miei successi, ormai diventati memoria storica per il pubblico di molte generazioni, nasce per l'appunto dal consenso che il cd sta ottenendo. C'è un grande bisogno di musica. Così dopo cinque anni di impegni continui tra regie teatrali, performance con grandi orchestre e concerti-evento, ho deciso di tornare a spazi più raccolti per potermi rivolgere al pubblico direttamente, faccia a faccia, occhi negli occhi, con scenografie teatrali, musicisti a 360 gradi e con alcuni momenti di vera e propria recitazione “musicalizzata”, con brani scritti da me e recitati dall'attore Marco Alemanno già Arlecchino nell'ultima mia regia al festival di Wexford in Irlanda».
Un concerto versatile, creativo e di oltre tre ore. Sei instancabile?
«L'amore per la musica, per l'arte mi dà la forza e poi mi diverto molto, come il primo giorno, come al primo concerto. Certo quest'ultimo è lungo ma merita, sono tre ore di canzoni inedite e medley acustici di pezzi storici. Ad esempio “Henna” riarrangiata è meravigliosa secondo me. Non volevo proporre le canzoni del passato in versione celebrativa».
Sul palco con te ci saranno i musicisti di sempre?
«Sì, ci saranno i mie fedeli compagni: alle chitarre due pezzi da novanta come Bruno Mariani e Ricky Portera; Roberto Costa al basso, Fabio Coppini alle tastiere, Jonathan Colaprisca alle percussioni, Maurizio de' Lazzaretti alla batteria e vocalist Iskra Menarini, e anche l'attore Marco Alemanno che canterà in duetto con me “I.N.R.I.”».
A proposito di «I.N.R.I.», perché la scelta di una canzone con tema religioso?
«Io sono credente, non come mi hanno detto in parrocchia. Credo al discorso sulla tolleranza, credo all'angelo e al diavolo, entrambi figli di Dio. Nella canzone racconto di un angelo che ha tamponato un Jumbo ed è rotolato sulla 47sima strada dove trova il diavolo e iniziano a parlare. Credo che nel male ci sia un aspetto che è funzionale al bene, non credo alla vittoria del male e credo nell'impegno di ogni individuo per migliorare il nostro mondo».
Il nuovo disco ritrova Lucio Dalla in veste di arrangiatore e produttore di se stesso e ci riporta un Dalla divertito, riflessivo, comunque ansioso di comunicare il suo presente attraverso canzoni che potrebbero essere, nel loro procedere antologico, ognuna un singolo, un mondo diverso, un argomento curioso da dibattere col pubblico, una sintesi sui vari momenti musicali attraversati in questo lungo spazio di assenza dal mercato discografico. Undici nuove canzoni, fluide, ispirate, intense, «dalliane» nel senso di quella unicità che ha scritto un pezzo di storia della musica italiana.