Nel contratto una clausola di scioglimento in caso di cambio del management. La separazione costerà 150 milioni di dollari alla «maison» francese Banca Intesa accelera il divorzio da Lazard Passera chiede un arbitrato per chiudere l’alleanza a causa

Dopo tre anni la banca milanese si prepara a operare da sola nella finanza d’impresa

Marcello Zacché

da Milano

Banca Intesa chiede il divorzio anticipato da Lazard. La banca guidata da Corrado Passera vuole un arbitrato internazionale per sciogliere l’alleanza con la filiale italiana della maison finanziaria francese in anticipo rispetto al 31 dicembre 2007. Quella era la data originariamente fissata per decidere se continuare a gestire insieme le grandi operazioni di finanza societaria (affari da oltre 500 milioni) o andare ognuno per la sua strada.
I segnali della possibile rottura si erano già fatti sentire. Ma Passera, che un mese fa, in occasione della presentazione del nuovo piano d’impresa, aveva definito il divorzio come un’«opzione», ha ora deciso di accorciare i tempi. E Intesa, secondo quanto si apprende dalla relazione trimestrale di Lazard, «è intenzionata anche a chiedere un risarcimento».
Secondo la banca italiana, il contratto siglato nel settembre 2002 con Lazard prevedeva una serie di circostanze che avrebbero permesso lo scioglimento anticipato. Tra queste ci sarebbe stato il cambiamento del management di Lazard. Proprio quello che è successo il 14 luglio scorso, con le dimissioni ufficiali di Gerardo Braggiotti, partner di Lazard, dal vertice della filiale italiana della società, dove è ora rimasto Arnaldo Borghesi. E dove ora arriverà Jeffrey Rosen, uno dei membri del comitato europeo, designato proprio ieri come il prossimo presidente di Lazard Italia.
L’arbitrato internazionale potrebbe durare mesi. Se la banca milanese vedrà riconosciute le proprie ragioni dovrebbe rientrare degli esborsi sostenuti tre anni fa: otterrà anticipatamente il rimborso del prestito subordinato di 50 milioni, e di altri 100 milioni di dollari quali corrispettivo per il 40% di Lazard Italia, che la stessa Lazard dovrà ricomprarsi. Oltre all’eventuale risarcimento.
In ogni caso l’avventura Lazard-Intesa è finita. Aprendo un interrogativo sulla strategia futura della prima banca italiana nel settore «banca d’affari». Anche se i fatti di questi ultimi tre anni sembrano indicare la strada: Intesa opererà nella finanza cosiddetta «corporate» in proprio, attraverso la divisione esistente affidata a Gaetano Micciché.
Quando nel settembre 2002 Passera aveva concluso l’operazione Lazard, aveva in mente due cose: la prima era quella di mettere in comune la «generazione» di affari che potevano arrivare sia dal network territoriale di Intesa, sia dai contatti della coppia Borghesi-Braggiotti. La seconda era lo studio di una possibile nuova banca corporate che sarebbe stata gestita dagli uomini di Lazard. Sul primo punto Intesa e Lazard hanno in effetti lavorato su molte operazioni. La seconda strada, invece, non è mai stata battutta. Anche perché Micciché ha nel frattempo attrezzato la sua divisione fino a renderla autosuffciente per operare sul mercato. E questa sembra la scelta operata per il futuro.