Nel «derby» dei dispetti Eto’o gioca con Tevez

Adriano Galliani è sbarcato a Malpensa di ritorno dal suo viaggio in Brasile dove ha capito che Tevez non è più solo una trattativa di mercato perché Marco Branca ha ricevuto mandato e istruzioni. L’Inter ha presentato al City la sua proposta per l’Apache: prestito con obbligo di riscatto a un milione in più rispetto a qualunque altra offerta fino a 27 milioni pagabili da subito in rate da concordare. A Milanello si fiuta il fastidio fin dal casello della Milano laghi. Vacilla l’ennesima grande mossa dei vertici rossoneri, pronti ad attendere l’ultimo minuto di mercato, certi che l’epilogo fosse in un’unica direzione. Galliani ha evitato ogni commento sull’inserimento dell’Inter: «Stiamo portando Tevez al Milan, abbiamo l’accordo con il giocatore, ora c’è in corso una trattativa con il Manchester City e aspettiamo una risposta».
Dispetti, manovre di disturbo, firme su tovagliolini in accidentali incontri al ristorante. Sempre una di fronte all’altra, l’ultimo colpo è Leonardo, la risposta a Ibrahimovic, Vieri, Ronaldo e a un esercito di nerazzurri in rossonero, non è stato solo un obiettivo di mercato far cambiare le righe della maglia a Taribo West o la panchina a Ilario Castagner. E ogni azione scatena una reazione. Dovesse centrare Tevez, l’Inter dovrà parare il prossimo colpo. C’è terrore sul futuro di Mario Balotelli, sarebbe una tramvata il cambio maglia di Samel Eto’o, a Dubai per assistere a Milan-Psg, deluso dall’Anzhi a forte rischio qualificazione Champions e vinto dalla nostalgia per il calcio che conta. Fantasie che gli sviluppi dell’affare Tevez alimentano. Con il rischio che il tormentone metta di buonumore il resto della compagnia. A un quarto d’ora da Inter-Parma, a Moratti hanno chiesto se per caso avesse cenato con Tevez: «Con Tevez? Direi di no» ha risposto, senza commentare le manovre del Milan. Carlitos è già una bella grana prima ancora di arrivare, da registrare le prime reazioni al suo ingresso, Ibrahimovic ha risposto che gli manca tanto Cassano.
È la difesa del territorio, come del resto ha fatto Matri all’arrivo di Borriello, in attesa di capire le scelte di Conte, con Quagliarella vigile. Il bomber napoletano è stato dichiarato incedibile ma queste quattro giornate che si giocheranno a mercato aperto promettono bombardamenti. Soldi pochi, quindi mantenere le posizioni. E così Allegri incatena Pato, Luis Enrique blinda De Rossi, Ranieri fa altrettanto con Sneijder, De Laurentiis si è stancato e non risponderà più a domande su Cavani, perfino Guidolin con Floro Flores. E Rooney definisce spazzatura le voci che lo vogliono in rotta con Ferguson e lo United, Henry torna all’Arsenal e Raul giura fedeltà eterna allo Schalke 04. Ma chi è meno certo degli eventi è proprio Luis Enrique. Il giorno dopo l’arrivo a Trigoria di James Pallotta, dell’incontro tra il dg Baldini e l’agente Berti, Luis Enrique ha trasmesso l’idea che le cose si stiano sistemando: «Non ho alcun dubbio che Daniele resterà alla Roma perché è la cosa che vuole». Valium per i tifosi. Senza rinunciare a una frecciata: «Il rinnovo doveva arrivare tempo fa. È un peccato portare a scadenza calciatori di questo livello. Ma continuo a pensare che ci sia chi non pensa solo ai soldi. Tutti sappiamo cosa significa Daniele per i romanisti e cosa significa la Roma per lui, per questo non sono preoccupato. De Rossi via a gennaio? No, no, no, non è una possibilità, e nemmeno in estate». Ma il rischio è altissimo, magari non a gennaio come dice Luis Enrique ma a giugno, quella clausola rescissoria è praticamente il timbro. In assenza di rinnovo con la Roma, De Rossi potrà accordarsi con un altro club per trasferirsi a giugno a parametro zero: Madrid, City, Milan, Inter, anche se ha promesso di non restare in Italia. La clausola rescissoria inserita a tempo scaduto sarebbe solo un gesto di riconoscenza del giocatore al suo vecchio club per consentirgli di monetizzare. Poi naturalmente dipenderà dalla cifra, più sarà alta più la Roma guadagnerà, più sarà bassa più De Rossi avrà l’opportunità di staccare un buon ingaggio. La forbice è tra i 10 e i 15 milioni. E poi ci sarà da risolvere la situazione Pizarro in permesso in Cile per un problema personale ma anche protagonista di un comportamento che Luis Enrique ha definito irrispettoso: «Tutti sanno che ci sono delle regole, e quando non si seguono ci sono delle conseguenze. Quando tornerà vedremo». Dietro c’è la Juventus, lo sanno tutti.