Nel "Derby del mondo" Dunga più forte di Lippi

Il Brasile batte l'Italia 2-0. Primo tempo dominato dalla Seleção: Elano e Robinho firmano il successo. Un gol valido annullato a Grosso. Difesa ko, l’attacco meglio con Rossi e
Toni

Londra - Parliamoci chiaro: non è una vergogna prendere due ceffoni sul viso da questo Brasile. Se si ricorda poi che l'ultima sconfitta col Brasile è vecchia di 20 anni addirittura (nel febbraio '89 a Bologna, Cruz l'eversore), c'è da considerarsi fortunati. Questo Brasile (senza Kakà, vale la pena segnalarlo) è una spanna sopra l'Italia e se gioca anche il prossimo mondiale con la stessa tigna e la stessa cifra tecnica, possiamo dimenticarci di difendere al meglio il titolo di Berlino 2006. Perciò non è uno scandalo rimediare la prima sconfitta della striscia azzurra da parte di Lippi durata 31 partite, una vita per chi fa in pratica il mestiere di ct. È vero: a Londra l'arbitro, non il massimo della vita, toglie agli azzurri qualcosa più di un vantaggio, almeno un gol iniziale e una serie di decisioni discutibili ma anche qui, meglio sorvolare. La realtà è un'altra: questo Brasile è un paio di piani sopra l'Italia e se dovesse far maturare due tesori come Thiago Silva e Pato, ne vedremo delle belle.

Nazionale messa sotto allora, partita con una serie di esponenti in condizione fisica precaria (i tre dell'attacco, per esempio, De Rossi e Montolivo a centrocampo) e risalita nella ripresa con la presenza di Toni e di altri sodali. Lo discuteranno in Germania, ma dalle nostre parti il gigante modenese è ancora un gigante. Meglio dei loro colleghi anche Camoranesi e Rossi, più vivi e pungenti.

Non bisogna lasciarsi ingannare dalla partenza. L'Italia sgabbia che è un piacere sul prato dell'Emirates stadium, una bolgia piena di colori e di bandiere brasiliane e italiane, senza un solo accenno di ostilità. Nei primi minuti prende in contropiede il Brasile e lo infila allo spiedo: Juan stende in area Gilardino in modo scorretto e più tardi Grosso, azionato da Pirlo, coglie Julio Cesar fuori dai pali in modo poco accorto. Peccato che la terna inglese annulli il punto, regolarissimo ai riflettori della tv. Non bisogna lasciarsi ingannare dalla partenza perché poi il Brasile si organizza, si dispone al meglio, sia a centrocampo che in avanti, e comincia a segnalare il talento di uno dei suoi, poco reclamizzato, Elano, autore, non per caso, del primo sigillo rifilato sulla schiena di Buffon. Appena si impappina Pirlo, palla al piede fuori area, Robinho dopo una notte da discotecaro (cronache clandestine riferiscono di una festa all'ultimo piano con via vai di belle donnine), infila almeno tre paletti azzurri in uno slalom specialissimo che infiocchetta il 2 a 0. Persino Ronaldinho, giocando davanti a Pirlo, senza mai aggredirlo, si diverte con una serie di tocchi da foca. L'Italia soffre e in modo vistoso senza riuscire a liberarsi in modo decente al tiro. Regge poco la barriera del centrocampo, in difesa le condizioni poco brillanti della coppia centrale rendono fragile l'ultima resistenza. Inutile reclamare notizie di Gilardino: assente ingiustificato con Di Natale e Pepe.

Lippi riconosce in pubblico gli errori di scelta effettuati cambiando, durante l'intervallo, tutto l'attacco oltre che un pezzo del centrocampo. E infatti la resa dell'Italia migliora forse anche perché il Brasile non dà mai l'idea di voler affondare il colpo. Semmai si verificano un paio di scintille per una sequenza di interventi al limite del codice calcistico: su uno, di Zambrotta su Marcelo, si scatena anche Dunga in panchina, segno che non conosce ancora alla perfezione il proprio mestiere. Lippi e l'azzurro lo guardano in cagnesco e gliene dicono di tutti i colori. Dalla sua azione, ripetuta e mai prepotente, e in specie dai lanci di Pirlo, l'Italia ricava qualcosa: Toni si procaccia un golletto dei suoi (azzerato per un colpo di mano) e poi esalta Julio Cesar con un tocco sotto misura su cross di Rossi. Sono le ultime emozioni di una serata che resta da incorniciare. Nonostante la scoppola presa.