Nel disastro campano c’è un nuovo partito: quelli che «l’avevo detto»

Pecoraro: ho riferito al premier Bassolino: rapporto in maggio. E Bertolaso, in marzo, parlava di «situazione da quarto mondo»

da Roma

«Signor presidente, mi è difficile parlare del futuro quando abbiamo un’assoluta incertezza del presente. Ci troviamo oggi, 14 marzo 2007, ad analizzare una situazione che è da Terzo e forse da Quarto mondo, con tutto il rispetto per chi vive nel Terzo e nel Quarto mondo». Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, commissario delegato all’emergenza rifiuti in Campania, parlava davanti alla commissione Ambiente del Senato. Era chiamato a mostrare «la luce in fondo al tunnel», come lo aveva pregato il presidente della commissione, Tommaso Sodano, dandogli la parola. Ma quel giorno Bertolaso poteva far vedere solo il buio a palazzo Madama: «Mi permetto di parlare in questi termini, perché sono un medico».
Rileggere la cronaca di un disastro annunciato significa imbattersi in centinaia di pagine, trascrizioni stenografiche, studi epidemiologici, ambientali, audizioni, note ufficiali. Parole al vento. Come quelle del vescovo di Pompei, monsignor Carlo Liberati, quando il 16 maggio dichiarava: «C’è il rischio di una rivolta civile in Campania». Lo sapevano tutti, gli allarmi arrivavano da ogni parte. E le carte li conservano. «In questo momento stiamo utilizzando l’unica discarica disponibile nella regione Campania - spiegava dunque alla commissione il capo della Protezione Civile Bertolaso -, quella di Villaricca che, probabilmente, alla fine del mese di maggio sarà satura. Da quel momento non avremo altro luogo dove conferire le oltre 7mila tonnellate di spazzatura che quotidianamente si producono in Campania».
Il futuro era in quelle parole: «È ben noto a tutti che nessuna Regione accetta il conferimento di rifiuti dalla Campania», informava Bertolaso. E raccontava di aver «richiesto» personalmente un vertice con Prodi, «l’11 gennaio, a Castel Dell’Ovo, a Napoli» perché riteneva «estremamente difficile» «uscire dall’emergenza nei tempi previsti». In quell’occasione, Prodi aveva «esplicitamente escluso la possibilità che si potessero sostenere i considerevoli oneri economici per conferire all’estero quello che si produce in Campania», riferiva.
Dopo pochi mesi avrebbe lasciato il posto di commissario, in disaccordo con il ministro Pecoraro Scanio, ma a marzo Bertolaso calcolava le cifre del Quarto mondo: «Siamo a circa 700.000 tonnellate di rifiuti che, considerate le condizioni climatiche, non solo di quella regione ma di tutto il nostro Paese, sarebbe bene prendere e portare via immediatamente». Dieci mesi fa.
C’è poi il verbale di audizione del 6 febbraio. Questa volta era il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio a parlare, davanti alla commissione d’inchiesta sui rifiuti: «I dati epidemiologici raccolti in alcune zone, e le inchieste condotte in Campania, mettono in luce un aumento dell’incidenza dei tumori e delle morti collegati alla presenza di enormi settori di rifiuti tossici nascosti - illustrava il ministro Verde -. Quindi, dobbiamo contrastare non solo un’attività criminale ma anche un’attività assassina». Il 13 febbraio ammetteva davanti alla stessa commissione: «Abbiamo un problema enorme».
Il 18 febbraio aveva parlato il ministro Giuliano Amato: «In Campania molti gruppi camorristici si dedicano all’infiltrazione nel ciclo dei rifiuti, con sempre maggiori capacità tecniche ed operative, avvalendosi del controllo di molte aree interessate a progetti ambientali».
Poi era venuto il turno del governatore Antonio Bassolino. Verbale del 31 maggio del 2007: «Non mi permetto di dire che la questione sarà risolta in un certo numero di giorni, settimane o mesi, perché so che la situazione è dura e che si è innescato un meccanismo tale per cui occorre molto sforzo per uscirne». Il 27 giugno la Commissione europea annunciava l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia e scriveva in una nota: «Gli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti sono inadeguati e presentano grossi rischi per la salute e per l’ambiente». Ancora parole senza risposte.
«C’è interesse a non risolvere l’emergenza rifiuti in Campania», ripeteva monsignor Liberati. Infine il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino che il 7 gennaio ha dichiarato: «Ho parlato col premier Prodi, mi ha detto che già sapeva tutto...».