«Nel film “Fratelli” ho rivissuto la fuga di mio padre»

L’attrice rivela: «Il ruolo che mi ha proposto il regista Longoni è quasi autobiografico. Io, per ricucire il mio dramma familiare ho fatto sette anni di analisi». Il film andrà in onda in autunno su Raiuno

Lucio Giordano

da Roma

La signora Mainetti dice di essere molto emozionata. Suo marito Stefano, venerdì sera, potrebbe infatti vincere il premio per la migliore colonna sonora dell'anno al Festival internazionale di Ravello. E lei non ci dorme la notte, chiamata com'è in causa due volte: come moglie e come interprete principale di Orgoglio, per il cui tema sonoro il marito è stato selezionato: «Tra i candidati c'è anche Ennio Morricone, osso durissimo», esclama trepidante Elena Sofia Ricci sposata Mainetti.
Intanto in una località di mare imprecisata e lontana dagli obiettivi dei paparazzi, guarda il marito che asciuga la piccola Emma, avuta dal regista Pino Quartullo e dice: «Ecco, se ho rinunciato al teatro è perché ho fatto una scelta di vita: la famiglia. Al fianco di un uomo che adoro». Così la Ricci torna quasi tutte le sere a casa, come fosse un'impiegata del set, per coccolarsi i due figli, ma al mestiere di attrice non rinuncia. Anzi. In questi giorni dice di essere addirittura nel panico: «Ho ricevuto numerose proposte, cinematografiche e televisive. Ma il fatto è che il periodo delle riprese in alcuni casi è lo stesso e io non so decidere, non so cosa accettare».
Pensa che l'abbondanza sia merito del successo di Orgoglio e di Anna Obrofari, il personaggio da lei interpretato?
«Vuole scherzare? Il grande pubblico mi aveva già conosciuta con l'Elisa di Caro Maestro e prima ancora con il cinema: Ne parliamo lunedì, Ultimo minuto, Impiegati, Io e mia sorella, film grazie ai quali ho vinto due David di Donatello, tre nastri d'argento, ciak d'oro. Orgoglio è stato semplicemente il pezzo più luminoso del mio mosaico professionale».
Dunque, a differenza di alcuni suoi colleghi, lei non fa nessuna distinzione tra cinema e tv?
«Per me esistono solo buoni prodotti e cattivi prodotti, che siano per il piccolo o per il grande schermo non fa differenza. Orgoglio è un ottimo sceneggiato».
Eppure alla quarta serie abbandonerà la storia. Perché?
«Non è detto, sa. In genere a me non piace fossilizzarmi, cosi inizialmente avevo deciso di chiudere con un personaggio che, tra l'altro, non mi assomiglia per niente. Insomma si, volevo lasciare Orgoglio. Ma adesso non ne sono più tanto sicura. Abbiamo girato tante versioni, in questi mesi e quasi tutte prevedono il mio addio. Ma in alcune mi assento solo per un periodo, partendo per un lungo viaggio. E magari torno, perché separarmi da un personaggio che mi ha dato cosi tanto è davvero doloroso. Insomma, non so dire».
In Fratelli, il film tv che andrà in onda in autunno su Raiuno, ne interpreta invece un altro, Anna, che vive addirittura per certi aspetti quello che lei ha vissuto nella sua vita.
«Esattamente. Quando Angelo Longoni, il regista del film mi ha parlato per la prima volta del progetto, ho avuto un sussulto dell'anima. "Non è possibile, mi sono detta, è la mia storia". E ho accettato la parte senza pensarci un istante».
Ma che storia è?
«Quella di una ragazza che, alla morte del padre, parte per il Canada alla ricerca del fratello adottato tanti anni prima e mai visto. Lei appartiene ad una famiglia dell'Agro pontino costretta a privarsi del figlio, perché non ce l'avrebbe fatta a sfamare una bocca in più. All'epoca capitava spesso. Dovevano essere affidamenti temporanei, si trasformavano in adozioni, perché a queste famiglie venivano sottoposte delle carte da firmare scritte in inglese. E loro conoscevano a malapena l'italiano».
Nel caso suo, invece, nessun inganno.
«No, semplicemente mio padre andò via di casa che avevo cinque anni. I miei si erano sposati giovanissimi e il matrimonio non aveva retto. In seguito l'ho rivisto una sola volta, quando ne avevo venti. Mi venne a trovare al mio debutto teatrale alla Pergola di Firenze. Ma ormai per me il mio vero padre era Pino Passalacqua, il nuovo compagno di mamma. A un certo punto, però, ho sentito l'urgenza di ricucire quello strappo che mi aveva spinto per sette anni in analisi».
E cosa è successo?
«Il 5 maggio ’92 partecipai al battesimo di Lisa, la figlia di mia cugina Alessandra. Tra gli invitati c'era anche papà. Sono partita per Firenze con l'angoscia e l'emozione di una adolescente al primo incontro d'amore. E quando ho incrociato il suo sguardo ho capito che il rancore durato tutti quegli anni si stava già dissolvendo. Da allora Boss, come lo chiamiamo in famiglia, non l'ho più perso di vista. Alla morte di Pino mi ha aiutato in modo determinante, standomi vicino. E con i suoi tre figli, Elisa, Marco e Paola ho legato tantissimo. Proprio come capita in Fratelli».