Ma nel film della vita ha sbagliato il finale

Mi scuote la foto di Mario Monicelli sul nostro quotidiano e la stoccata giornalistica «Il diritto di dire basta». M’impressiona non perché un uomo ha detto basta alla sua vita, si è buttato nel vuoto, ha sfracellato il suo corpo, ma solamente perché un maestro di vita scelga di morire così. Un artista (lo è Monicelli) ha in sé risorse umane, attese, pensieri e promesse da far circolare tra la gente per suggerire a chi vive con il «mostro dell’abitudine» accanto, che c’è il giorno che segue e poi ancora un altro giorno capace di rompere la malinconia, il non senso, la paura. La mente dell’artista vola in alto, s’attacca, anche quando gli anni passano e il successo viene meno, ai ricordi, alle sue rappresentazioni in cui ha fatto sorridere e piangere, lottare e sperare. Saggio è l’artista, non si lascia prendere dalla disperazione o meglio ha sempre dentro di sé quella necessaria scorta di vita che blocca la morte.

Mi piace paragonare l’artista a un uomo che ha la sua «fede» in un «dio» umano, in se stesso forse, in un’immagine di sé che ha coltivato a lungo nelle sue opere e successi; insomma crede in un «dio» presente nel suo piccolo «mondo interiore» che non finisce mai, continua nel tempo. Il vero artista, infatti, sa che rimane nella storia anche dopo la sua morte e questo potenzia anche l’attimo finale così da non essere troncato, fermato. Mi chiedo quindi come mai Mario lunedì scorso si è buttato dalla finestra dell’ospedale? Le opinioni sono molte e non entro in merito perché ognuno di noi che porta dentro di sé questo duello tra la morte e la vita non sa trovare la verità di un gesto suicida. Mi sforzo però di stare accanto a Mario, in silenzio, per un’ora, due ore prima che si buttasse nel vuoto. Stargli vicino per capire maggiormente quella «morte» psichica che precede l’altra. Le ultime ore di uno che decide di morire non sono quasi mai slegate dalle precedenti. C’è nella sua testa un insieme di emozioni negative, di non senso, di malinconia che vorrei riassumere nella parola sofferenza.

La sofferenza è come un mostro che divora qualsiasi risorsa interiore, trasforma la persona, la mette in condizione d’azzerare i suoi vissuti e gli stessi sentimenti. Purtroppo, siamo attenti a curare i mali del corpo, non sempre siamo preparati a curare la sofferenza dell’anima. Non lo riteniamo importante. Pensiamo che una persona come Monicelli abbia in sé la scorta sufficiente per continuare il suo viaggio con questo «mostro» accanto. Crediamo che solo le persone comuni debbano essere tutelate, rafforzate per essere vincenti di fronte alla tentazione di farla finita. I forti, i personaggi, quelli non hanno bisogno di un sostegno, di uno sguardo e carezza o di una parola vera che possa cancellare dalla loro mente il vuoto, il niente del dopo. Non è così. Chi ha assaporato maggiormente il canto della vita, di fronte alla sofferenza crolla è vittima dei suoi tanti pensieri negativi.

La sofferenza mentale non trova risposte sufficienti in ciò che si è stati, nei successi di ieri, nel personaggio affermato. Rode come un tarlo, mette soprattutto le persone importanti di fronte a una terribile debolezza, a una morte psichica che precede l’altra. Mi sembra urgente tenere presente questa debolezza umana che s’attacca alla mente della persona che vede chiudersi il sipario della sua importante storia. Prepararla quindi alla morte nel rispetto della sua dignità, dei propri affetti, della propria visione del mondo, del dopo... Anche se non crede a questo dopo? È sempre bene far entrare in una stanza buia uno spiraglio di luce, non vi sembra? E poi, sarà bene per tutti, ma soprattutto per i personaggi prevenire la morte. Come? Lasciandole spazio nei nostri pensieri, scelte, attese. Monicelli, forse, si è trovato a faccia a faccia con lei (impreparato?) e quindi ha deciso d’anticiparla. Mi dispiace. Poteva riservare a noi che lo stimiamo l’ultimo spettacolo, l’ultima commedia, la più importante che attestava che la morte arriva, basta saperla aspettare. Non lo a ha fatto... Peccato!

don Chino Pezzoli
Presidente Fondazione promozione e solidarietà Umana