Nel futuro c’è un erede «stevejobizzato»

Per ironia della sorte gli ultimi otto anni di vita di Steve Jobs, quelli della lotta contro il cancro, sono stati anche quelli in cui Apple ha registrato i suoi più grandi successi. E mentre prima l’iPod, poi l’iPhone e infine l’iPad portavano soldi a palate sul conto corrente della società, che con i circa 70 miliardi che ha in cassa potrebbe «in un clic» risollevare le sorti della Grecia, lentamente il suo fondatore si spegneva. Quando Steve Jobs ha lasciato la società, ormai stremato dalla malattia, il 25 agosto scorso, il titolo ha raggiunto il suo massimo storico a 420 dollari.
In quei giorni Apple valeva più dell’intero prodotto interno lordo dell’Austria ed era anche la società di maggior valore di capitalizzazione a Wall Street. Un record assoluto, quasi un paradosso tra la sua forza economica e la debolezza fisica del suo fondatore.
Ma quale è stata la chiave del successo di Apple? Il suo è stato un percorso davvero virtuoso, il sogno recondito di qualsiasi azienda. In pratica un susseguirsi di invenzioni e intuizioni per realizzare oggetti di design ma anche di grande facilità d’uso accompagnati da marketing incisivo che ha portato il valore di Apple a decuplicarsi nell’arco di dieci anni. Nel 2000, infatti, la società valeva circa 5 miliardi di dollari, ieri un po’ più di 350 miliardi. E chi avesse avuto fiducia, nei primi anni del 2000, nell’uomo in maglietta nera, jeans e scarpe da tennis investendo mille dollari, oggi ne avrebbe in tasca circa 400mila. Per non parlare del fatturato passato dai 12 miliardi di dollari del 2005, anno che precede il lancio del prodotto di maggior successo ossia l’iPhone, ai circa 100 attuali. Ora tutti si chiedono cosa accadrà. Nulla, almeno nel breve periodo. Non c’è dubbio infatti che l’ad Tim Cook, ormai «stevejobizzato» al 100%, basta vedere la divisa d’ordinanza (maglietta nera, jeans, ecc..) con cui ha presentato l’iPhone 4s solo due giorni fa a San Francisco, conosce bene la società in cui lavora dal 1998.
E infatti nelle scorse settimane di turbolenza finanziaria, non solo il titolo ha retto scendendo solo di qualche punto percentuale, ma più di un analista ha ripetuto che la Apple è addirittura sottovalutata. Per il momento, inoltre, la supremazia dell’iPhone nel mercato degli smartphone è assicurata. Anzi: le stime propendono per maggiori vendite in Cina e India.
Quanto all’ultimo iPhone presentato, il 4s, descritto come un prodotto non certo indispensabile perchè tutti si aspettavano un iPhone 5 con scocca ridisegnata, ha introdotto una novità non da poco. Forse l’ultima «visione» di Steve Jobs: parlare con le macchine come se fossero esseri umani. L’iPhone 4s dispone infatti di un sofisticato sistema di riconoscimento vocale che trasforma lo smartphone in una efficiente segretaria. Il tono, calmo e tranquillo, è quello di Hal 9000, il computer di «2001, odissea nello spazio», il film di Stanley Kubrick dove appare anche un prototipo del tablet pc, ossia di quello che oggi è l’iPad. Steve Jobs è dunque l’uomo dei sogni realizzati. Ora bisognerà vedere se Apple, nel lungo periodo, riuscirà a trovare in Tim Cook qualcuno altrettanto capace.