Nel futuro di Ridley? C’è un nuovo Medioevo

In scena «Mercury fur» con il quale il drammaturgo inglese evoca scenari degni di «Arancia Meccanica»

Vi conviene cenare prima. Perché dopo aver visto Mercury Fur di Philip Ridley, ora di scena al Belli per la regia di Carlo Emilio Lerici, vi sentirete lo stomaco così scombussolato da non aver voglia di mangiare niente. È infatti un inequivocabile senso di nausea quello che si avverte alla fine di questo cupo scorcio avveniristico: un Medioevo futuro, barbaro e violento, in cui l’autore britannico fotografa una gioventù bruciata da sballi allucinogeni che grondano sangue e - tanto più - da un universo bellico maniacale e perverso. Attenzione però: l’immaginario pulp evocato nella trama, nel linguaggio, nei personaggi ha qui ben poco di fumettistico, di ironico. Sembra, piuttosto, voler assemblare riferimenti diversi, che vanno dal Grand Guignol puro e semplice al realismo virtuale dei peggiori video-game in commercio, da Stanley Kubrick (Arancia meccanica, Full Metal Jacket) a Quentin Tarantino, passando per la cronaca quotidiana dei nostri giorni, per la Storia stessa (martoriata e scempia) dell’umanità. Il tutto nell’alveo poi di quella florida tradizione inglese di drammaturgia «cruenta» che annoda fili con il teatro elisabettiano più oscuro o, per avvicinarci a noi, con le sadiche visioni di Sarah Kane (capostipite di una generazione di autori «estremi» che tuttavia da qualche anno va cedendo il passo ad una netta controtendenza). Insomma, pervaso com’è da una pulsione alla violenza assolutamente selvaggia, gratuita, feroce e visiva, questo lavoro (di cui avevamo avuto un assaggio già alla rassegna «Trend» dello scorso anno) o lo si deglutisce poco a poco o lo si respinge senza mezzi termini. E pure nel deglutirlo, non si può fare a meno di avvertire un certo disappunto. Complice anche il fatto che lo spettacolo di Lerici - abbastanza solido nella regia ma gravato da un’interpretazione troppo «recitata» ed enfatica che stona con il registro espressivo del testo e che a tratti rischia persino il melò - ci racconta un gruppo di ventenni del futuro (sboccati, drogati e razzisti) intenti a organizzare una festa per dare sfogo alle fantasie sanguinarie di un paranoico committente (con tanto di inerme adolescente sacrificato alla famelica causa e scenari cittadini assimilabili a macerie post-belliche infestate di gas tossici), senza a nostro avviso riuscire a trovare un «sovratono» unitario, un taglio stilistico deciso. Motivo per cui questi presagi fantascientifici colpiscono sì la nostra compassione, la nostra inquietudine di genitori, la nostra paura del domani, ma in definitiva, ragionandoci su dopo aver smaltito la nausea, restano distanti.
Repliche fino a domani. Info: 06/5894875.