Nel futuro di Terna più investimenti e maggiori dividendi

RomaPiù investimenti e più dividendi. Apparentemente gli obiettivi del piano strategico 2010-2014 di Terna potrebbero sembrare in contraddizione tra loro, ma non è così.
Come ha spiegato ieri l’amministratore delegato, Flavio Cattaneo, l’incremento del 26% degli investimenti nel quinquennio dai 3,4 miliardi del precedente piano ai 4,3 miliardi di quello attuale è concentrato per il 77% (3,3 miliardi) sul settore sviluppo per il quale è prevista una remunerazione incentivata. Di qui la previsione di un aumento medio annuo annuo del 6% dei ricavi che, a fronte di un contestuale contenimento dei costi e del consolidamento della linea ad alta tensione di Enel acquisita l’anno scorso, dovrebbe produrre una crescita dei dividendi (che continueranno ad essere pagati semestralmente) del 4% ogni anno. Cedole nelle quali confluirà anche parte dei 150 milioni derivanti dalla vendita di Terna Participações in Brasile.
La base di partenza è, comunque, solida. Secondo i dati di preconsuntivo Terna ha concluso il 2009 con ricavi superiori a 1,35 miliardi di euro (+13% sul 2008), un ebitda di un miliardo (+18%), mentre gli investimenti si sono attestati a circa 900 milioni di euro (+18%). L’indebitamento finanziario a fine dicembre era pari a 3,75 miliardi (2,95 miliardi). Dati migliori delle attese degli analisti che hanno indotto Crédit Suisse a confermare il giudizio outperform con prezzo obiettivo a 2,97 euro.
Tutto questo senza contare le possibilità di ulteriore espansione offerte dal ritorno al nucleare considerato che le nuove centrali necessiteranno di una connessione alla rete di trasmissione. «Il nucleare non è incluso nel piano - ha spiegato Cattaneo - ma lo faremo l’anno prossimo perché senza le localizzazioni degli impianti non sappiamo se serviranno nuove reti o basterà adeguare le vecchie».
Ecco perché l’ad ha voluto maggiormente concentrarsi sul piano di investimenti già deliberato. Si tratta di un impegno annuo da 860 milioni per tutto il quinquennio e sarà focalizzato sull’Italia centro-meridionale con il completamento dell’interconnessione della Sicilia, l’adeguamento della rete adriatica e l’elettrodotto con il Montenegro. I cantieri pronti a partire valgono un miliardo di euro e daranno lavoro a 200 imprese e 10mila persone.
L’unica nuvola è il solito terno al lotto delle autorizzazioni. «È più facile realizzare un’interconnessione da un miliardo con il Montenegro che rinnovare una linea da 30 milioni in Italia», ha chiosato Cattaneo alludendo ai soliti veti degli enti locali pur sottolineando che il governo Berlusconi e il ministro dello Sviluppo Scajola sono già intervenuti per via legislativa per rimuovere gli ostacoli e ancora di più si potrà fare con la nomina dei commissari «sblocca-cantieri» prevista dal decreto emergenze.
L’attività estera di Terna non si fermerà al solo Montenegro (dove acquisirà una partecipazione nel locale operatore) che è «la porta verso l’Europa», ma si concentrerà anche sul Mediterraneo «dove operiamo con una joint venture al 50% con la tunisina Steg», ha ricordato l’ad. Ieri a Piazza Affari Terna ha chiuso sostanzialmente invariata (+0,08%) a quota 2,96 euro.