Nel giallo di Bolaño a indagare è il lettore

Romanzo incompiuto, ma non incompleto, scrive Juan Antonio Masoliver Ródenas, nella nota introduttiva de I dispiaceri del vero poliziotto (Adelphi, pagg. 304, euro 19), a cui lo scrittore cileno Roberto Bolaño stava lavorando prima della sua prematura morte, nel 2003. L’affermazione coglie in modo preciso la natura incerta del racconto, che vero racconto non è, poiché manca di un suo sviluppo autonomo, ma vive di una sostanza frammentaria, provvisoria, senza un approdo apparente, dove tornano motivi e personaggi che già transitano in altri romanzi come Stella distante, Chiamate telefoniche, I detective selvaggi e, soprattutto, 2666.
Un testo posticcio, frutto di un progetto iniziatico, presto abbandonato e poi ripreso. Un libro che adotta diversi punti di vista attraverso una rete di registri, in cui la trama si rompe e si confonde continuamente. Si tratta di una discesa nel profondo dell’io e della lingua che crea un ampio spazio magmatico in cui il lettore può immergersi per partecipare attivamente alla costruzione della trama che lega la storia poliziesca. Lo raccomanda lo stesso Bolaño quando afferma che il vero poliziotto del libro, Pedro Negrete, è lo stesso lettore «che cerca invano di mettere ordine in questo dannato romanzo».
Il flusso narrativo del libro, diviso in cinque parti, riunisce vari testi in elaborazione, rintracciati - informa la nota finale della vedova dello scrittore, Carolina López - nelle cartelle custodite nei cassetti o nel computer dello scrittore. Protagonista del racconto è il cinquantenne professor Amalfitano, già personaggio di 2666; il quale, a tarda età, ormai vedovo, scopre la sua omosessualità, sedotto dall’allievo Padilla, un giovane che lavora alla raccolta poetica «Il dio degli omosessuali». Da qui la sua espulsione dall’Università di Barcellona e l’approdo a Santa Teresa, città messicana alla frontiera con gli Stati Uniti, dove avviene l’incontro con il nuovo amante Castillo, un falsario di dipinti di Larry Rivers. E a Santa Teresa giunge anche l’affascinante poliziotto Pedro Negrete che indaga sul professore e sul trafficante Pancho Monje, e che finisce per innamorarsi di Rosa, la giovane figlia di Amalfitano.
La lettura avanza tra diversi materiali: biografie redatte come schede informative, questionari e relazioni epistolari. Numerose sono poi le pagine votate alla dissertazione letteraria con divertenti paragrafi in cui si classifica la sua variegata sessualità. Così apprendiamo che mentre il romanzo è considerato eterosessuale, alla poesia spetta il primato dell’omosessualità, divisa in varie correnti: «frocioni, froci, frocetti».