Nel gioco delle parti Dio e il carnefice si incontrano in aula

In «Processo a Dio», nella sua prova più impegnativa, Ottavia Piccolo nel ruolo di una ebrea scampata al genocidio costringe una SS a trasformarsi nel Creatore

Secondo Truffaut il solo veicolo popolare in grado di contestare la tragedia esistenziale dell'uomo appellandosi al Dio nascosto di Racine era l'accorato refrain dei grandi chansonnier. Un suggerimento fatto nostro, negli anni sessanta, dalla canzone d'autore. Che tuttavia mai collocò al nodo focale della protesta contro la degenerazione del nuovo paganesimo il simbolo della divinità. Ad eccezione dei Nomadi in Dio è morto. Ora un autore emergente, Stefano Massini, fa qualcosa di ancor più sconvolgente. Nel suo Processo a Dio che, tanti anni dopo L'istruttoria di Weiss, riprende in esame la Shoah, il massimo oltraggio al Divino nel ventesimo secolo si muta il giorno della disfatta del nazismo nel processo che un'ebrea scampata al genocidio intenta, davanti a due alti sacerdoti della sua fede, al Dio dei suoi padri.
Catturata l'ultima SS, Elga Firsch di professione attrice costringe l'ultimo patrocinatore dell'onnipotenza ariana a impersonare il Creatore. E smantellando ciò che resta della macchina oppressiva del lager ne dimostra l'implacabile meccanica. Svelandone al di là delle sevizie l'atroce sadismo esercitato sulla psiche delle vittime, incoraggiate a corrispondere con amici e parenti per ricavarne un incitamento a piegarsi all'oppressione. Non basta. Massini enuclea nel colpevole silenzio della divinità di fronte al genocidio la totale assenza dell'Assoluto e, in filigrana, la sconfessione dei testi sacri del giudaismo, dalla Bibbia allo Zohar. Fino all'inesorabile verdetto di lasciare arbitro della pena l'assoluto del Caso. Il solo in grado di decidere se l'arma che Elga infila in bocca a Reinhard esploderà troncandogli la vita. Una chiusa che, nel testo, l'autore risolve nella detonazione che echeggia fuori scena mentre, nella sapiente regia di Fantoni, il dubbio regna sovrano condannando attori e spettatori a precipitare nel deserto degli interrogativi senza scampo.
Con buona pace dell'attonito Silvano Piccardi e dell'autorevole Vittorio Viviani che, con rara capacità introspettiva, fanno corona alla splendida Ottavia Piccolo chiamata alla prova più ardua e impegnativa della sua carriera.

PROCESSO A DIO - di Stefano Massini La Contemporanea. Regia di Sergio Fantoni, con Ottavia Piccolo. A Lugano da oggi a domenica, a Torino da sabato 24.