Nel giorno in cui perde il lavoro sua moglie partorisce 5 gemelli

La felicità per la nascita dei bimbi, offuscata dalla delusione della Cassa integrazione. Il sindaco Veltroni: «Li aiuteremo»

Alessia Marani

da Roma

Diventa padre di cinque gemellini, ma con un tempismo altrettanto «da record» l’azienda per cui lavora lo mette in cassa integrazione. Giornata davvero indimenticabile quella di ieri per mamma Daniela Cercello, trent’anni e papà Isidoro Fucile, 33 anni, giovane coppia della provincia di Caserta, dall’inizio di agosto trasferita a Roma perché l’eccezionale parto potesse essere assistito da un’équipe specializzata dell’ospedale Fatebenefratelli. Quattro i fiocchi azzurri, uno rosa. Pietro, Davide, Diego, Christian e Sara, questi i nomi dei bebè nati intorno a mezzogiorno dopo un’ora d’intervento con taglio cesareo. Il più «magrolino» pesa 800 grammi, il più «in carne» sfiora il chilo e settecento. Sono eterozigoti e resteranno in incubatrice finché non raggiungeranno i due chili di peso quando, finalmente, potranno andare a casa insieme a mamma e papà. Una famiglia media quella di Isidoro, lui operaio, e Daniela, casalinga. E un unico sogno dopo il matrimonio: quello di mettere al mondo un figlio tanto atteso. Ma ieri dopo la bella notizia (il parto andato a termine con successo, i bimbi sani e vivaci, la mamma in salute) ecco la seconda, questa volta drammatica: la perdita del lavoro, la mobilità con un taglio sostanzioso a uno stipendio ora più che mai necessario. «Era davvero felice quando ha visto i piccolini al di là del vetro - raccontano i sanitari del reparto di Ostetricia del nosocomio dell’Isola Tiberina -. Il neopapà era emozionatissimo, ma allo stesso tempo preoccupato per il futuro della sua famiglia». Dal sindaco Walter Veltroni un fascio di fiori alla neo-mamma, dal Campidoglio l’impegno a pagare le spese per l’acquisto di pappe, culle, pannolini, copertine, biberon e ciucci. Ma per sfamare cinque bocche in più non sarà davvero sufficiente.
Il ricovero di Daniela nella struttura sanitaria capitolina - dove ogni anno vengono alla luce ben 3000 piccoli - era stato necessario in seguito ad alcune complicazioni: contrazione uterina e ipertensione, infatti, minacciavano un parto prematuro. «La donna - spiega il ginecologo che l’ha seguita durante la degenza romana, il dottor Giulio De Matteis - in passato si era sottoposta a terapia medica per la stimolazione dell’ovulazione perché la gravidanza tardava ad arrivare. Alla stimolazione, però, non aveva fatto seguito il necessario monitoraggio ecografico che avrebbe potuto individuare la presenza di ovuli in eccesso, coi relativi rischi di gravidanza plurigemellare. Se così fosse stato - aggiunge il medico - poteva essere evitata la fecondazione dei follicoli in eccesso».
Al momento del parto in sala operatoria erano presenti ben cinque squadre di pediatri neonatologi, oltre 20 persone. «In 32 anni di esercizio - dice il professor Domenico Roselli, dirigente del reparto - non ho mai assistito a un parto del genere. L’anno scorso c’erano stati ben 9 parti trigemini, ma un evento così è tanto meraviglioso quanto eccezionale».