Nel Giro di Basso resiste Cunego tramortiti gli altri

(...) Il migliore, Cunego. Come l'Italia aspettava, come la logica impone, in scia al sovrano c'è subito il suo giovane rivale. Finalmente si realizza il sogno azzurro di una nuova, bellissima, interminabile guerra sportiva, non solo condotta a colpi di chiacchiere avvelenate, ma soprattutto a colpi di pedale. Per il momento il divario è ancora corposo: Basso ha ormai metabolizzato i ritmi e le strategie imparati nei lunghi anni di Tour, al seguito di Armstrong. Così ora corre anche il Giro: la squadra davanti ad imporre andature terribili, gli avversari cotti a fuoco lento, quindi il colpo di grazia. In aggiunta, c'è che quattro anni di differenza (28 contro 24) si vedono tutti. Si vedono soprattutto quando il Piccolo Principe, a quattro chilometri dalla vetta, prova lo scatto dei bei tempi.
Col senno del dopo, di quelli che non sbagliano mai, c'è già chi parla di errore grossolano, perché Cunego dovrebbe in teoria aspettare la volata. Ma per fortuna i puledri di razza sfuggono alle grigie regole del senno di poi. Sono esuberanti e disinibiti. Ci provano, non si rassegnano. Difatti, Cunego scatta. Oddio, non è uno scatto da far tremare gli Appennini. Però ha il grande merito di incendiare la corsa. A quel punto, Basso di fatto deve solo anticipare la progressione che comunque aveva programmato. Ed è assolo. Per Damiano c'è comunque un'onestissima difesa, che lo porta al secondo posto di giornata e al terzo di classifica generale. Dici niente, per un talento che solo pochi mesi fa sembrava smarrito, dentro il labirinto della mononucleosi. Quanto alla sua spiegazione - «Stare a ruota non è bello né per me, né per chi guarda: ci ho provato, Basso è andato molto forte, complimenti a Basso» - impone pure una menzione di merito. I campioni non cercano scuse assurde, quando perdono.
Quasi per associazione, viene subito in mente Simoni. La sua storia è sempre lineare e coerente. Prima di una tappa montagnosa fa il ghigno satanico e avverte minaccioso: «Domani se ne vedranno delle belle». Puntualmente, si vedono. Però mai una volta che le offra lui. Sempre dietro, sempre ad arrancare, sempre a limitare i danni. Anche alla Maielletta, dopo aver riversato il quotidiano bicchiere di livore su Cunego - «Forse voleva attaccare me, ma ancora non ha capito chi è l'uomo da battere» - puntualmente rinvia l'appuntamento. Sulle Alpi. Persino alla prossima cronometro di Pontedera, 50 chilometri piatti come un campo da bocce dove pagherà l'inverosimile. Intanto, la classifica lo segnala già a 3’20”. Cosa dire: aspettiamolo, continuiamo ad aspettarlo. Ma forse è meglio se comincia a guardarsi attorno: vorrebbe sotterrare Basso e Cunego, al momento sarebbe già molto se riuscisse a staccare Mazzanti e Caruso.
A seguire, gli altri illustri tramortiti. Di Luca per primo. Corre sulle sue strade d'Abruzzo, annuncia una pronta riscossa dopo le esitazioni del giorno prima, ma ancora una volta conferma quello che si sa da anni e che vorrebbe smentire: non è uomo da lunghe salite. Ostinato e tenace com'è, certamente riproverà ad avere ragione. Ma a questo punto deve decisamente inventarsi qualcosa di eclatante. Non gli resta molto tempo, non gli resta molto spazio. E poi sarebbe ora di chiarire un equivoco: qui tutti pensano di battere Basso limitando i danni a cronometro e poi attaccandolo in montagna. Facciamoci caso: dicevano le stesse cose davanti ad Indurain e davanti ad Armstrong. Peccato che con Basso si stia registrando lo stesso fenomeno paranormale: non solo perdono a cronometro, ma Basso li batte soprattutto in salita. Come Indurain, come Armstrong. Uguale. Siamo sicuri che non ci sia qualche errore di calcolo?
Chiude la malinconica litania Savoldelli. Limitiamoci a parlare di giornata nera. È allergico ai pollini e ne sta soffrendo. Ma soprattutto è allergico alle salite che non propongono subito dopo una discesa. Purtroppo per lui, di salite così questo Giro non prevede solo la Maielletta.
PS: viva e doverosa solidarietà va espressa al Rebellin Fans Club del palco Rai. Presi dalla disperazione per i nove minuti incassati dal loro idolo, Cassani&C riescono comunque stoicamente a commentare il trionfo di Basso e Cunego. Con una vena di mestizia, ma vanno capiti.