Nel girone dell’Ortomercato lavoro nero e baby prostituti

I clandestini scavalcano i muri e trovano «caporali» disposti ad assumerli sottocosto Al San Carlo il «rifugio» delle donne maltrattate

Amministrano e presiedono realtà territoriali complesse e diversissime tra loro, ma che fanno da termometro degli umori, dei disagi e della qualità di vita della città.
«Sa quanta gente non conosce il proprio ospedale? Quanti non sanno che esiste questo o quell’altro ambulatorio e che il servizio pubblico può dar loro una mano, senza dover necessariamente sborsare la classica “cifra”? Ancora troppe persone. Però questa iniziativa dell’azienda ospedaliera San Carlo Borromeo deve poter raggiungere il più ampio numero di donne. Sì, le donne maltrattate devono sapere che qui c’è qualcuno che le può ascoltare e seguire, che non sono sole».
Luigi Gianola, direttore generale dell’ospedale San Carlo dall’agosto scorso, è un raro esempio di amministratore di una struttura che allarga il proprio sguardo lungimirante sul territorio circostante. Sarebbero solo paroloni incensatori se Gianola non avesse appoggiato con entusiasmo il «pronto soccorso rosa» per le donne vittime di violenze. Un progetto già operativo del San Carlo (circa 100mila accessi l’anno al pronto soccorso) nel quale assistenti sociali, psicologi e chirurghi formano un team d’intervento pronto a «ricevere» le donne dopo il loro arrivo al pronto soccorso dove le malcapitate hanno dichiarato di essere «cadute dalle scale» o «scivolate». «Un’iniziativa che nasce dall’osservazione in presa diretta del fenomeno, sul territorio - spiega Gianola. - In cinque mesi il nostro ospedale ha trattato 165 casi del genere: la violenza domestica è un fenomeno trasversale a tutte le età e classi sociali, che colpisce italiane (87 casi), ma anche sudamericane (32), ragazze dell’Est (17), africane (14) e asiatiche (5). Sono stati questi numeri a suggerire la necessità di avviare interventi informativi e specialistici di tipo ambulatoriale per le donne. Vittime di maltrattamenti fisici, violenza sessuale e psicologica, compiuta da un uomo che il più delle volte è il partner. Occorre poi intervenire nelle famiglie. Qui intorno ci sono caseggiati che sembrano nidi d’ape, dove vivono migliaia di persone che non si conoscono. Si sa, magari, che c’è “quella che grida”. Ma poi non si ha la voglia o il coraggio di segnalarlo. Spero che l’ospedale possa offrire una mano concreta in questo senso».
Situazioni difficili, seppure di altro tipo, sono anche quelle che sta affrontando il nuovo presidente di So.ge.mi (Società per l’Impianto e l’Esercizio dei Mercati Annonari all’Ingrosso), l’ex assessore al Commercio del Comune di Milano Roberto Predolin. Che, in meno di due mesi e con la collaborazione di Giuseppe Sangiorgi e Iosé Dioli dell’Asco (Associazione sicurezza lavoratori ortomercato) ha riorganizzato la logistica e le modalità di sosta del mercato ortofrutticolo, eliminando le file e i tempi d’attesa dei camion che arrivano per scaricare merci la notte, creando nuovi spazi e nuove rigide regole per l’esclusiva sosta di questi mezzi e soprattutto cercando di tutelare il lavoro delle tre cooperative che lavorano all’interno della struttura contro il caporalato degli abusivi e degli irregolari.
«Le cooperative storiche da tempo chiedevano ai sindacati di proteggere il loro lavoro - spiega Predolin. - Di notte, scavalcando i muri dell’ortomercato, gli extracomunitari che operano sottocosto per associazioni che favoriscono illegalità diffusa e lavoro nero, entrano nella struttura e “rovinano” il lavoro altrui. Imporrò il rispetto di alcuni capitolati di base, magari dei bandi a cui partecipare. Chi non ne soddisfa i requisiti qui non ci potrà più lavorare. Molti di questi stranieri, infatti, fingendo di lavorare, rubacchiano. Se penso che, fino a 14 anni fa, all’interno dell’ortomercato c’era ancora un posto di polizia...».
Poliziotti e carabinieri, secondo i residenti della zona, servirebbero soprattutto la notte. Quando la via Lombroso diventa il regno cittadino della prostituzione maschile, anche minorile.