Nel Giubileo planetario Roma non è protagonista

Sono circa 3 milioni i pellegrini che hanno varcato finora la Porta Santa. Per ora nessuna «invasione»

Giuseppe MarinoRoma Cinquecento metri di transenne: il percorso protetto per i pellegrini costruito lungo via della Conciliazione, la strada d'accesso trionfale a piazza San Pietro, può essere usato come unità di misura della differenza tra le previsioni della vigilia e il reale «traffico» attirato a Roma dal Giubileo: al momento è solo un corridoio semi deserto. A cento giorni dall'inizio dell'Anno Santo i dati ufficiali forniti dalla Prefettura di Roma e benedetti dal Vaticano per tramite di monsignor Rino Fisichella, contano 3 milioni di pellegrini passati attraverso la principale porta Santa, quella aperta in Vaticano. Eppure alla vigilia dell'evento i politici della Capitale si erano persino fatti prendere dall'ansia, riempiendosi la bocca con la previsioni di 30 milioni di pellegrini che sarebbero certamente arrivati a invadere Roma, con tutti i suoi problemi di gestione della mobilità e per di più senza un sindaco in carica.E invece nessun disastro. Ma nemmeno la fiumana di visitatori che doveva risollevare le sorti dell'economia cittadina. «Sinceramente - aveva detto Matteo Renzi nei giorni caldi della polemica - per Roma e per l'Italia i costi del Giubileo sono inferiori rispetto al ritorno turistico ed economico che abbiamo, se dovessimo ragionare in termini d'euro». Qualcuno aveva abboccato all'amo, ma non gli albergatori di una città con troppi secoli sulle spalle per non essere incline al cinismo e alla disillusione. L'associazione locale aveva predetto un impatto trascurabile sul turismo: «I dati sui passaggi alla Porta santa di San Pietro - dice Giuseppe Roscioli, presidente dell'associazione - non ci sorprendono, oltretutto molti pellegrini sono romani o magari vengono dalla provincia. Nei giorni in cui è arrivata la salma di Padre Pio c'è stato più movimento, ma per noi ha avuto un impatto più tangibile in termini di arrivi il Sei Nazioni di rugby».Alla fine dice giusto il prefetto di Roma, Franco Gabrielli: «Valutare un grande evento religioso in termini di flop è sbagliato in sé».E infatti la Chiesa è soddisfatta di questo evento mondiale, un Giubileo sparpagliato, che ha visto l'apertura di porte sante in tutto il mondo e quindi ha sì reso Roma meno centrale, ma ha anche creato un'eco planetaria, come voleva papa Francesco. Chi ricordava le strade di Roma invase dai Papaboys ad esempio, non può aspettarsi niente del genere, visto che per questo Anno santo il grande raduno giovanile si terrà a Cracovia, anche se il per il 23 aprile è previsto un grande concerto per i ragazzi. Ma si tratta di un evento di respiro italiano, non internazionale. Nel frattempo ci saranno tanti altri eventi (che si aggiungono ai 50 che si sono tenuti dall'8 dicembre, data d'inaugurazione dell'Anno santo, a oggi). Quello di maggior richiamo con ogni probabilità sarà la canonizzazione di Madre Teresa. È recentissimo l'annuncio di dedicare una giornata solo a lei, il 4 settembre. I vescovi indiani avevano chiesto di celebrare a Calcutta la «piccola matita nelle mani di Dio», come la santa stessa si definiva. Ma al momento sembra confermato che l'evento sarà a Roma.Fin qui la città almeno non può lamentarsi di particolari disagi provocati dal flusso dei pellegrini. I disservizi sono quelli ordinari (e non sono pochi) ma nemmeno nella zona del Vaticano c'è particolare caos, nei giorni normali.Sul fronte sicurezza, il Vaticano è certamente blindato e in metropolitana ormai la figura dei militari col mitra è diventata consueta e passa inosservata ai pendolari. Monsignor Fisichella, stilando il bilancio dei cento giorni, si è congratulato con il prefetto per le misure adottate (3.600 unità delle forze dell'ordine schierate in città). Ma Gabrielli giustamente è stato prudente: «Questo vale per il passato, ma dobbiamo restare con la guardia alzata». Un finale sereno per il Giubileo sarebbe il miracolo di cui Roma ha bisogno.