Nel governo scoppia la guerra delle nomine

Nuove norme sullo spoil system negli emendamenti alla manovra dell’esecutivo

Antonio Signorini

da Roma

Nel governo scoppia la guerra dello spoil system. La reintroduzione del metodo, tutto anglosassone, che dà all’esecutivo il potere di nominare e revocare i vertici dell’amministrazione pubblica, è finita in mezzo agli emendamenti dell’esecutivo alla manovra bis. Una modifica importante, decisamente in controtendenza rispetto alla tradizione della sinistra. Una mezza rivoluzione, passata un po’ sotto silenzio fino a quando il ministro ai Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti e l’ex ministro alla Funzione pubblica Franco Bassanini hanno fatto scoppiare il bubbone. Il governo «non ha mai autorizzato» la sua reintroduzione, ha protestato l’esponente toscano dei Ds. Durissimo Bassanini (autore della riforma dell’amministrazione che comprende le norme per la nomine dei vertici attualmente in vigore) secondo il quale gli emendamenti del governo ripristinano «le logiche clientelari» dello spoil system varato dal governo di centrodestra. Il riferimento di Bassanini è alla riforma di Franco Frattini. Le modifiche introdotte con gli emendamenti del governo, spiega, «sono un ritorno alla Frattini, ma in peggio», visto che la riforma varata dal centrodestra aveva per lo più effetti temporanei. Senza contare, ha aggiunto, che il programma dell’Unione andava esattamente in direzione opposta, indicando espressamente il rifiuto del principio della nomina politica dei burocrati. Alle proteste si è aggiunto anche il responsabile della Funzione pubblica Luigi Nicolais e, alla fine, è stato deciso di stralciare l’emendamento.
Il governo non sembra però voler rinunciare al potere di vita e di morte sui massimi dirigenti dello Stato. La misura, ha annunciato Enrico Morando, presidente Ds della commissione Bilancio della Camera, lo riproporrà in un provvedimento ad hoc. Se non ci saranno modifiche rispetto al testo presentato nei giorni scorsi i dirigenti potranno essere rimossi dai loro incarichi anche senza il loro diretto consenso e verranno inoltre ridotti i termini per la loro conferma (da 90 a 60 giorni) dal momento in cui il nuovo governo entra in carica. Probabilmente lo spoil system troverà spazio nel maxiemendamento che il governo presenterà in aula. Un modo per blindare una riforma che ha già spaccato la maggioranza e il principale partito dell’Unione. Resta il giallo su chi sia l’ispiratore. In molti ci hanno visto l’impronta del sempre più potente viceministro dell’Economia Vincenzo Visco.
Ieri sono iniziate le votazioni sulla manovrina. Del pacchetto liberalizzazioni sono passate le norme vendita dei medicinali nei supermercati. Approvata la modifica che rafforza il ruolo dei farmacisti nei punti vendita (dovranno essere loro ad assistere i clienti). Su questo capitolo il governo non sembra disposto a fare concessioni. Il ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani ha difeso l’intesa raggiunta con i tassisti dalle accuse di Francesco Rutelli («ho visto che c’è qualcuno che mi sollecita a difendere delle norme che ho fatto io stesso: inviterei a non perder tempo con me e a fare qualche giro al Senato e a dare una mano perché su questa o quella norma non venga disperso l'obiettivo vero, come con i tassisti non è avvenuto»). Il malumore per i dietrofont cresce. Oltre a quello sui tassisti ci sono stati cambiamenti sul regime fiscale per le compravendite immobiliari e sulle stock option, che, al contrario di quanto era stato annunciato, non saranno considerate reddito da lavoro se i titoli verranno conservati per almeno cinque anni.
Ma sul provvedimento sono piovute critiche che fanno pensare ad altri cambiamenti rilevanti. Comincia, ad esempio, a traballare tutta la parte che riguarda le banche. L’emendamento che le riguarda è stato definito «inaccettabile e incomprensibile» dall’Abi. Nel mirino degli istituti di credito non c’è soprattutto la norma che regola la modifica dei tassi di interesse. Una norma giudicata dalla gran parte dei banchieri peggiore della precedente anche perché introdurrebbe una sorta di regime di prezzi amministrati.
Tra i nodi aperti quello degli articoli che toccano le amministrazioni locali. Regioni, Province e Comuni hanno chiesto, senza ottenerlo, lo stralcio degli articoli che limitano l’attività delle municipalizzate e vincolano le nuove assunzioni per gli enti locali.