Nel «grand hotel» del Galliera grana padano e olio extravergine

Degenti più che soddisfatti di quanto viene servito a pranzo e cena. Ok anche la pulizia

Francesco Gambaro

La cucina dell'ospedale Galliera? Buona come quella di un ristorante di medio livello. D'accordo, non vale un albergo a tre, o quattro stelle (nessuno lo pretenderebbe), ma «insomma in altri ospedali si mangia decisamente peggio. Qui, invece, la qualità è discreta, direi più che dignitosa». La signora R.N. di mense ospedaliere, suo malgrado, se ne intende. Ha appena trascorso altri cinque giorni di degenza nel reparto di «Medicina» dell'ospedale ecclesiastico genovese. Non sa nulla del «ciclone» giudiziario che si è appena abbattuto sul Galliera e che ha portato all'arresto di tre manager (tra i quali Carlo Isola, il nuovo capo di gabinetto del neo governatore Claudio Burlando), coinvolti in un giro di presunte tangenti ricevute dalla società veronese «Gama» specializzata nella ristorazione pubblica.
E come la donna, la maggior parte dei pazienti del Galliera ieri era all'oscuro della «bomba» giudiziaria deflagrata da poche ore in ospedale. Tutti a dire che no, non sapevamo nulla di questa vicenda, ma che «sulla qualità del servizio mensa non si discute e neppure sulla pulizia dell'ospedale». Insomma, giù le mani dal «ristorante» Galliera. Sentire per credere. «Ieri a pranzo mio figlio ha mangiato una bistecca, polpette con contorno di purea e finocchi, budino e frutta in abbondanza. Le assicuro, l'odore era ottimo. E non solo l'odore», racconta una signora di Pavia durante l'orario di visita dei parenti all'interno di «Ortopedia», sala 30. Vero che «quando si sta in ospedale, il cibo è l'ultima cosa alla quale si pensa, però da questo punto di vista non ci si può certo lamentare», insiste la donna. Le fa eco un altro paziente ricoverato nello stesso reparto da una settimana. Anche lui preferisce mantenere l'anonimato. Ma il giudizio sul servizio della mensa è lusinghiero. «Mi hanno portato come primo tortellini in brodo, ottimi e cotti al punto giusto. Poi pollo con insalata e patate lesse. Posso tranquillamente dire di aver cenato al Galliera. Altro che mense ospedaliere». Per la cronaca, trattasi del padiglione C del reparto di Ortopedia.
L'unica voce fuori dal coro arriva da M.G.. Lei non ha una grande opinione della cucina e della ristorazione dell'ospedale. E non sa nulla sullo scandalo, appena scoppiato, delle mazzette milionarie. Però non fa sconti. Ai cuochi. «Sono stata ricoverata qui il giorno della grande nevicata, a inizio marzo». La neve quel giorno le ha giocato un brutto scherzo. «Sono scivolata sui gradini della questura e mi hanno portato subito al Galliera con un braccio rotto». E la cucina? Pollice verso, scandisce la donna. «La prima sera a cena la pasta era a dir poco scotta, immangiabile, se mi è consentito». E poi? «Mi sono fatta sentire e, guarda a caso, il giorno dopo a pranzo mi hanno portato un piatto di ravioli. Che cosa ho detto ai responsabili del servizio?». Prego. «Guardate che il braccio è rotto, ma la pancia è buona». Appunto.
Da «Ortopedia» a «Medicina» la musica non cambia. Anzi migliora. Racconta R.N. «A mezzogiorno abbiamo sempre una bottiglia d'acqua gratis. Non tutti gli ospedali lo fanno. Il grana padano è sempre sigillato e ci portano olio extravergine. Il pane non manca mai. Anzi…». Non basta. Tutti i giorni - rivela sempre la signora - in reparto passa un addetto dell'ospedale che raccoglie le prenotazioni del cibo per il giorno dopo su una palmarina. E a colazione oltre al caffè, alla marmellata, le fette biscottate non fanno mai difetto. Alle 17, invece, con il te' arrivano le brioches. Altro che ospedale, pare di capire.
«Di nosocomi ne ho girato parecchi. Ecco qui ho trovato grande professionalità e grande pragmatismo». La pulizia? «Due volte al giorno cambiano i letti. Nulla di che lamentarsi». La qualità del cibo? «Discreta, e comunque dignitosa». Stop. Per fortuna la bufera che si è rovesciata sull'ospedale non ha ancora travolto i degenti, anche perché da un po' di tempo il servizio mensa è gestito da un'altra società di ristorazione. Almeno pare.

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