Nel Lazio obeso un bimbo su 3: la colpa è dei gusti dei genitori

Giancarla Rondinelli

L’allarme obesità, lanciato in questi giorni dai pediatri italiani, colpisce anche il Lazio dove la percentuale dei bambini sovrappeso è del 35%. Sul banco d’accusa troppe merendine, scarso movimento e soprattutto una scorretta educazione alimentare e di stile di vita da parte dei genitori.
Da sottolineare, dicono gli esperti, che la prima infanzia è l’età in cui si formano i modelli alimentari dei bambini, che sono molto più fortemente correlati alle scelte dei genitori di quanto non si creda. A conferma di questo una ricerca condotta dal dottor Giuseppe Morino, dell’Unità Operativa di Dietologia Clinica del Bambino Gesù, in collaborazione con la psicologa infantile Viviana Finestrella, realizzata su alcuni bambini tra i 3 e i 6 anni di una scuola materna romana.
Obiettivo: valutare come le scelte alimentari dei genitori influenzino e sviluppino le preferenze dei loro figli.
Tre i fattori su cui è stata basata la ricerca: le frequenze alimentari della mamma e del bimbo; le preferenze e il rifiuto dei singoli alimenti di genitore e bambino; gli atteggiamenti contro i cibi dei genitori e del bambino. Lo studio dimostra che oltre l’85% delle mamme assume raramente cibi non graditi, e il 68% di loro non propone mai, o solo raramente, ai propri figli cibi sgraditi a se stesse. E lo stesso vale per cibi nuovi: il 79% delle mamme li consuma solo raramente, così come fa il 75% dei bambini. I bimbi mostrano nell’84% dei casi di preferire o detestare gli stessi cibi dei genitori, anche se questa coincidenza sembra maggiore per gli alimenti preferiti rispetto a quelli rifiutati. Nel determinare il rifiuto dei bambini per certi alimenti quindi - spiegano gli esperti nella ricerca - più dell’influenza dei genitori potrebbe contare la predisposizione genetica e il temperamento individuale. Anche la frequenza con cui un cibo compare sulla tavola di mamme e bambini è largamente sovrapponibile. Più del 50% sia di mamme sia di bambini non assume quotidianamente latticini. Mentre il pesce non viene consumato più di una volta a settimana nel menù del 74% delle madri e del 67% dei bambini. E, da questa situazione, possono derivare errori nutrizionali che il bambino rischia di portarsi dietro tutta la vita, se non vengono corretti con l’aiuto del pediatra oltre che con il lavoro quotidiano dei genitori.