Nel Lazio è «povera» una famiglia su cinque

Nel Lazio una famiglia su cinque, ovvero il 21,8 per cento della popolazione, vive al di sotto della soglia di povertà. In testa c’è la provincia di Frosinone con un’incidenza pari al 30,1 per cento. In coda la Provincia di Roma con il 19,7. È quanto emerge dallo studio «Le fragilità sociali ed economiche delle famiglie residenti nel Lazio» presentato ieri mattina alla sala Baldini di piazza Campitelli in occasione degli Stati Generali delle Acli del Lazio. Il dato emerge da una ricerca del 2007 (Povertà e indebitamento delle famiglie del Lazio) e sottolinea come, tra le famiglie disagiate, il 14,4 per cento sia single, mentre il 42 per cento è composto da nuclei familiari di cinque o più persone.
Quanto alla povertà soggettiva, più di un residente su due nel Lazio (54,3 per cento) si percepisce povero, percentuale che cresce tra i single (66 per cento). Per quanto riguarda la precarietà occupazionale, nel Lazio il tasso di disoccupazione è diminuito dell’1,1 per cento tra il 2006 ed il 2007 mentre quello di occupazione ha visto un incremento dello 0,4 per cento. Dal rapporto emerge, inoltre, che nel Lazio il tasso di disoccupazione femminile nel primo semestre del 2008 è cresciuto del 3,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007, contro un aumento di quella maschile attestato all’1,7 per cento. E ancora, nel Lazio la quota dei lavoratori con contratti flessibili è pari al 25 per cento, superiore alla media nazionale (18 per cento). In particolare il Lazio è la regione italiana con il più alto numero di lavoratori parasubordinati (9,8 per cento), mentre i lavoratori dipendenti a termine sono il 15,3 per cento.
Per quanto riguarda il part-time i lavoratori laziali con questa forma contrattuale sono il 15,6 per cento, contro una media nazionale del 13,9. Lo studio considera anche la cassa integrazione: tra gennaio-febbraio 2009 nel Lazio l’incremento delle ore totali di cassa integrazione ha raggiunto il valore di +153 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008. Sul fronte dell’istruzione, il Lazio risulta essere la regione italiana con il più alto livello: ad essere laureato è il 20 per cento della popolazione tra i 25 ed i 64 anni a fronte di un dato nazionale del 14,5. Tuttavia, la quota di laureati che ritiene inutile il possesso del titolo per lo svolgimento della propria attività lavorativa è pari al 23,3 per cento, ovvero un quarto dei lavoratori non è riuscito a trovare un’occupazione corrispondente a quanto studiato all’università. Ultimo indicatore analizzato quello relativo all’emergenza abitativa secondo cui nel Lazio il pagamento di un mutuo o di un affitto gravano per circa un terzo sul reddito familiare.
Malgrado questi presupposti preoccupanti, c’è chi crede fermamente che Roma possa «spiccare il volo ed essere la prima città d’Italia a uscire da questa crisi». Questo il messaggio di ottimismo che il sindaco Alemanno ha voluto lanciare ieri in occasione di un incontro «Dalla Pdl all’Italia passando per il Lazio» che si è svolto a Ciampino. Il primo cittadino ha ripercorso il primo anno di amministrazione, «dedicato - ha detto - a ricostruire una macchina amministrativa che era a pezzi». Tra gli esempi le condizioni dell’Ama, l’azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti, con un debito di 700 milioni di euro e il buco di bilancio «che siamo riusciti a risanare anche grazie alla collaborazione del governo Berlusconi, un governo che per la sinistra doveva essere nemico di Roma».
Poi, uno sguardo al futuro: «Il 30 aprile il Parlamento approverà la legge sul federalismo fiscale assieme all’articolo 33 su Roma capitale che ci dà uno statuto atteso da ben vent’anni».