Nel menù delle scuole anche datteri proibiti

La Provincia di Roma si è resa protagonista di una curiosa gaffe ambientale-culinaria: è infatti stato pubblicato, con scadenza 16 ottobre, un bando di gara per la fornitura di derrate alimentari e materiale di consumo che, per un valore complessivo di 153mila euro, doveva essere destinato alle esercitazioni didattiche dei corsi di formazione professionale organizzati e gestiti dalla Provincia stessa a Castelfusano Alberghiero e Marino. Nel testo del bando di gara, disponibile anche sul sito Internet www.provincia.roma.it, tra i generi alimentari da fornire spunta pure un chilogrammo di datteri di mare (Lotto C). Si tratta di particolari molluschi simili ad altri che crescono all’interno di gallerie calcaree situate sotto i fondali delle nostre principali coste. Il problema è che c’è una normativa di protezione ambientale del ’98 che ne vieta la raccolta. Il decreto 401, infatti, proibisce la pesca dei datteri di mare perché, comportando la distruzione dello strato superficiale della roccia che forma le gallerie calcaree in cui tali molluschi si sviluppano, provoca gravissimi danni all’ecosistema marino: per raccogliere i molluschi «incriminati» è necessario infatti sacrificare le alghe e tutti gli altri organismi animali che trovano il proprio habitat naturale nelle stesse cavità in cui crescono i datteri. «Tutto questo evidentemente non interessa alla Provincia che, come se nulla fosse, si rifornisce di datteri in violazione delle norme e di ogni sensibilità ambientale - denuncia il consigliere comunale romano di Alleanza nazionale Luca Malcotti -. In proposito ho inviato una lettera con richiesta di spiegazioni al presidente Gasbarra, informando della situazione anche tutti i capigruppo. Si è calcolato che per cucinare quattro porzioni di linguine ai datteri di mare - conclude Malcotti - si distrugge un metro quadro di fondale marino e che, per esempio, la distruzione dei fondali nel Salento procede ad una velocità di 12 chilometri all’anno. Ho chiesto ai dirigenti della Provincia di bloccare la gara e di aprire un’inchiesta sulla vicenda, anche per verificare se un episodio come questo sia già accaduto in passato». Quella di Palazzo Valentini è una semplice, anche se molto imbarazzante gaffe dettata dalla trascuratezza nella gestione dell’appalto incriminato o è sintomo ed effetto di qualcosa di più grave? «Nel dubbio - dice Malcotti - sarebbe meglio forse predisporre un lotto di derrate alimentari che comprenda carne anziché pesce, purché lecita».