Nel mirino dell’Antitrust il passaggio di Ip dal gruppo Eni all’Api

Sotto esame gli accordi tra le parti che accompagnano l’operazione. Verdetto a novembre

da Roma

L’Antitrust, nella seduta del 30 giugno scorso, ha aperto un’istruttoria per possibile intesa restrittiva della concorrenza sulla vendita di Ip da parte di Eni ad Api. Il procedimento, riferisce una nota del Garante, dovrà essere concluso entro il 30 novembre prossimo.
Nel mirino, in particolare, c’è la compartecipazione in Ip di due concorrenti: la cessione, infatti, consiste nell’acquisizione da parte di Api del 90% di Ip. Per l’Autorità, l’operazione «non rappresenta una concentrazione, ma potrebbe piuttosto rappresentare un’intesa». In particolare, spiega il Garante nel provvedimento, il complesso degli accordi operativi tra le parti che accompagna l’operazione (relativi alla fornitura di carburanti e di lubrificanti e all’affidamento dei servizi connessi per la distribuzione alla rete di impianti) risulta potenzialmente idoneo a pregiudicare il commercio intracomunitario.
Il contratto prevede un’opzione di vendita in capo a Eni e di acquisto in capo ad Api per il restante 10%, esercitabili in via successiva nel periodo compreso tra il 30 giugno 2010 e il 31 marzo 2011. Per l’Autorità «la compartecipazione in Ip di due attuali concorrenti quali Eni e Api, tra i quali, allo stato, non sussistono collegamenti di sorta, va considerata come un incentivo, quantomeno potenziale, a un ulteriore aumento dei parallelismi di condotta e della rispettiva trasparenza informativa, con conseguenti possibili effetti di coordinamento tra tutte le parti interessate dall’operazione». In base al contratto, infine, Eni manterrà due membri nel consiglio di amministrazione, con la possibilità, rileva l’Autorità, di esercitare un diritto di veto su un’ampia serie di deliberazioni attinenti alla gestione di Ip.
L’offerta dell’Api per il 100% dell’Ip era stata di 186 milioni di euro. La società interamente controllata dalla famiglia Brachetti-Peretti verserà 167,4 milioni per il 90% della compagnia. Il contratto, come detto, prevede poi una clausola di put and call del residuo 10% da esercitarsi nel secondo semestre 2010. Con l’acquisto di Ip, definito lo scorso aprile, il gruppo Api può ora contare su oltre 4.500 stazioni di servizio, incrementando la quota di mercato dal 5% a quasi il 12%, diventando in tal modo la terza realtà del mercato nazionale, dopo Agip ed Esso.
Nella corsa a Ip, Api aveva battuto pretendenti del calibro di Erg, Ies e retisti indipendenti (Reteitalia).
La cessione da parte dell’Eni - che lanciò il marchio Ip 30 anni fa in occasione della ritirata delle grandi major petrolifere internazionali dal mercato italiano, rilevando gli impianti della Shell e sostituendo il simbolo della conchiglia con quello delle lettere arancioni su sfondo blu - si inserisce nella strategia del colosso petrolifero guidato da Paolo Scaroni. Da tempo, infatti, l’Eni ha deciso di rifocalizzare le proprie attività sul core business dell’esplorazione e della produzione di idrocarburi, alleggerendo la propria presenza nel marketing e nella raffinazione.