Nel mirino del ministro la regione Toscana: «Il 55% delle richieste soltanto da una Asl»

Ma i medici annunciano battaglia: «Continueremo ad andare per vie legali»

da Roma

Nel 2005 risultano 89 richieste di autorizzazione per l’importazione della RU486, la pillola abortiva. Di queste 80 provenivano dalla Toscana e in particolare 49 dalla Asl 5 di Pisa avanzate dallo stesso medico, Massimo Srebot, primario del reparto di ginecologia dell’ospedale Lotti di Pontedera. Dunque tra le centinaia di aziende ospedaliere italiane soltanto un gruppetto ristretto, anzi ristrettissimo appare interessato alla somministrazione della RU486 e soltanto nell’ultimo anno mentre negli altri paesi Ue è commercializzata al minimo da dieci anni. È proprio questa situazione ad essere finita nel mirino del ministro della Salute, Francesco Storace, che ha deciso di imporre regole più rigide all’importazione dei farmaci. Ma il dottor Srebot è deciso ad andare avanti.
«Lavoriamo nel rigoroso rispetto delle regole per garantire il meglio alle nostre pazienti - dice Srebot -. Il ministro non è nuovo a queste minacce ma come si suol dire “can che abbaia non morde” Vedremo che succederà, intanto le pillole per domani (oggi ndr) ci sono già arrivate». Dunque le interruzioni volontarie di gravidanza con la pillola proseguono aggiungendosi ai 46 aborti farmacologici già praticati presso l’ospedale Lotti. «Affermare che la Toscana è diventata la regina dell’incentivo all’aborto è un falso - dice Srebot -. Abbiamo sempre percorso vie legali e continueremo per offrire il meglio alle donne che si rivolgono alla nostra struttura».
Nella polemica interviene anche il ginecologo Silvio Viale che ha promosso lo scorso anno la sperimentazione della RU486 all’ospedale Sant’Anna di Torino. Secondo Viale, che tra l’altro è un esponente della Rosa nel pugno, l’iniziativa di Storace per limitare le importazioni di farmaci dell’estero «non ha fondamento scientifico, è antieuropea e anticostituzionale». Viale sostiene che «non c’è alcun motivo per non utilizzare in Italia un farmaco registrato nei Paesi Ue proprio perchè approvato dalle rispettive agenzie farmacologiche e riconosciuto da quella europea, l’Emea». Scopo di Storace, secondo Viale, è quello di rendere le procedure più farraginose in modo da allungare i tempi di arrivo della pillola rendendo così impossibile la pratica dell’aborto farmacologico.
A Storace risponde anche Enrico Rossi assessore alla sanità della Toscana. «Noi abbiamo sempre lavorato nel rispetto della legge - dice Rossi -. Dire che la Toscana è la regina degli aborti è offensivo per tutti gli operatori sanitari che qui operano con coscienza e nel pieno rispetto delle persone e delle leggi.