Nel "mondo cane" di Jacopetti il cinema morde lo spettatore

Il regista Nicolas Winding Refn elogia il suo rivoluzionario collega italiano. Creatore di un genere molto... saccheggiato

Ho sempre trovato molto interessanti i film di Jacopetti e Prosperi. O almeno sono io che li trovo molto interessanti. Da ciò forse dipende la controversia che li vede protagonisti da quando hanno inventato un intero genere negli anni '60 con Mondo cane. Con questo docudrama hanno creato un modello e l'hanno evoluto dopo pochissimi film e indirizzato alla realizzazione di un film come Addio zio Tom che, in un certo senso, è il film più aggressivo, disgustoso che sia stato mai fatto e di cui esistono peraltro lunghezze e versioni diverse che però non ne cambiano la sostanza. Infatti non si differenziano dai sentimenti sordidi e squallidi del film. Ma allo stesso tempo bisogna dire che Jacopetti e Prosperi sono grandi maestri di cinema, i loro film sono incredibilmente ben fatti e altrettanto fotografati e pensati e il loro è un genere completamente unico e originale. Poi, con loro lavorava un compositore, Riz Ortolani, che era il co-gangster che traduceva magnificamente in musica i loro film.

Dunque, come detto trovo questi due registi molto interessanti, poco si conosce di loro se non che se ne parla male e non di buon occhio per la natura esplosiva di alcune delle loro opere. Di certo vi erano molte cose non chiare nella loro vita come ritengo che spesso siano stati fraintesi. E Addio zio Tom, come lo vidi, quando è uscito nei circuiti cinematografici del grindhouse circus d'America, era come se rappresentasse la fine di un'epoca: per la rivolta della gente che lo andava a vedere, motivo per cui è stato ritirato dai cinema. C'è da aggiungere che, in anni recenti, molti registi hanno rubato dialoghi da questo film questo è senz'altro un punto interessante cosa che ne fa davvero un pezzo unico della cinematografia. Poi c'è la musica. Tutta la musica di Ortolani per questi film è iniziata con la colonna sonora di Mondo cane. È semplicemente magnifica. Mi è piaciuta moltissimo e a tal proposito ho un ricordo personale: all'inizio c'era questo film, Addio zio Tom, che era più che una leggenda urbana e per vederlo dovevi far ricorso ad una vhs giapponese. Ricordo che vidi il film a casa mia... Mio Dio pensai questo è estremo e aveva questa bellissima canzone. Me ne sono ricordato quando stavo lavoravano alla sceneggiatura di Drive; allora ho deciso che questa canzone sarebbe stata nel film. Oh My Love era la prima canzone che ho scelto per Drive, e la ascoltavo anche mentre stavo girando il film.

Prima di Addio zio Tom, Jacopetti ha realizzato Africa addio, un folle film di quasi tre ore con riprese documentaristiche e riprese ricostruite; questa idea della realtà offuscata con la finzione l'ho trovata di grande ispirazione. E quando ho iniziato a fare i miei film e cominciai con i pusher/gangster film a Copenhagen ero intento a catturare il realismo fino all'estremo; m'accorsi però che tutti erano nella stessa situazione, eravamo intenti ad avere un approccio più cinematografico, che è arrivato più tardi rispetto ai miei primi film che in un certo qual modo feticizzavano la figura di Charles Bronson, passando così da come catturare ad ingrandire la realtà. E Addio zio Tom è una combinazione estrema di ciò. La più celebre locandina di Addio zio Tom era al limite dell'oltraggio, ma esteticamente è molto interessante e Prosperi e Jacopetti erano persone molto intelligenti che volevano trasmettere un messaggio che, secondo me, era forse un po' troppo in anticipo sui tempi. In Italia, pochi hanno scritto di Jacopetti quando è morto. Insomma, un finale strano. Se è stato giusto o no, questo non lo so ed è tutto quello che posso dire.

(traduzione Alexandra Kapinya, revisione Fabio Francione)

Commenti

ghorio

Dom, 25/09/2016 - 12:34

Gualtiero Jacopetti un grande regista e un grande giornalista, come al solito dimenticato in quest'Italia che non ha la memoria storica e vive sull'oggi. La dimenticanza vale anche e soprattutto per il mondo del giornalismo che dedica pagine e pagine a ricorrenze di cantanti , attori e attrici , e dimentica o quasi, scrittori, giornalisti e saggisti. Soprattutto questa considerazione vale per la stampa di centrodestra, perché quella di centrosinistra inneggia sempre ai suoi maestri.