Nel noir "Ozark" la provincia Usa fa proprio paura

Tra situazioni surreali e impreviste, dialoghi talora poco centrati, lunghe attese sulle quali costruire una suspense a metà tra noir e family drama, il debutto di Ozark su Netflix ha incuriosito non poco. Dieci episodi di circa un'ora ciascuno, ideati da Bill Dubuque e Mark Williams, con Jason Bateman protagonista - l'attore è specializzato in ruoli comici e leggeri - anche produttore e regista di alcune puntate.

Ecco dunque Martin Bryde, consulente finanziario che lavora a Chicago, cinico ai limiti dell'indifferenza che mentre parla con i clienti guarda filmini porno. Un'occupazione ordinaria, non fosse che l'uomo è in realtà un riciclatore di denaro sporco per un cartello messicano comandato dallo spietato Navarro. Qualcosa non ha funzionato, sono spariti tanti soldi, eppure Martin riesce a convincere il boss che esiste un'ultima possibilità. C'è un paesino, Ozark, sulle rive di un lago, dove poter riprendere in santa pace l'attività criminosa e restituire a Navarro la somma mancante. E così in poche ore Martin si trova costretto a trasferire la famiglia incredula nella profonda provincia del Missouri.

Al di là degli intrecci, dei nuovi personaggi, dei continui colpi di scena, Ozark introduce due aspetti molto interessanti. La famiglia non è un nido, non c'è niente di rassicurante, anzi è il teatro di continui conflitti, ipocrisie, situazioni di comodo dove è preferibile far finta di non vedere piuttosto che affrontare la dura realtà. Wendy, la moglie, tradisce il marito con un avvocato, nonostante lui sostenga di esserle stato fedele per 22 anni; Charlotte, adolescente eternamente in crisi, scontenta, decide di chiamare i genitori per nome e solo a tratti riscopre di essere figlia; in quanto al piccolo Jonah, vive in un mondo a parte, isolato dagli altri. Eppure, nonostante questa famiglia tutto sia tranne un modello, Martin è chiamato a proteggerla ritrovando insperati equilibri.

Altro tema, la profonda, incolmabile differenza tra la metropoli e la provincia in America, due mondi distinti che non si parlano, hanno abitudini e linguaggi diversi, risultano parti di epoche lontane. Se Chicago è business, finanza, industria, corruzione e malavita, una città dove tutto è possibile in simultanea, nel paesino del Missouri sembrano essersi dati appuntamento gli strambi, i mezzi matti, ciascuno alle prese con le proprie manie e ossessioni. In un insieme di situazioni che ricordano Fargo e, in generale, il cinema dei fratelli Coen, sono esilaranti i tentativi di Martin di impartire lezioni di economia ai suoi nuovi concittadini, i quali a migliorarsi proprio non pensano. Eppure, stupidi non sono affatto. Ci sono mondi, insomma, in cui la globalizzazione, la tecnologia, la modernità non sono ancora arrivate e tale apparente ingenuità della way of life di provincia continua a essere un incredibile archivio di storie, cinematograficamente parlando.