Nel nuovo Patto con gli italiani una casa alle giovani coppie

da Roma

Il conto alla rovescia continua. E a diciotto giorni dal voto i registi della campagna elettorale del Popolo della libertà cercano di affilare le armi comunicative per sfruttare al meglio lo sprint finale verso l’appuntamento con gli elettori del prossimo 13 e 14 aprile. Ieri, in un meeting ristretto a Palazzo Grazioli, è stato sciolto uno dei nodi e aggiunta una data fondamentale sul calendario: quella del grande momento comunicativo finale. Il Pdl terrà il comizio conclusivo della campagna elettorale, che culminerà con gli interventi di Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, nel pomeriggio del 10 aprile davanti all’Arco di Costantino a pochi passi dal Colosseo. L’area scelta per l’evento è adiacente a quella dove Alleanza nazionale tenne la manifestazione per la sicurezza e contro la politica fiscale del governo Prodi, a metà dello scorso ottobre.
Nel corso della stessa ultima settimana Silvio Berlusconi dovrebbe affrontare un’altra scadenza importante della sua campagna elettorale: quella del Contratto con gli italiani. In Sardegna, il leader del Pdl ha lavorato sul documento che potrebbe essere presentato il 7 o il 9 aprile. Non è ancora chiaro, però, in quale contesto perché c’è chi sostiene che ripetere la formula del salotto televisivo come accadde l’8 maggio del 2001 non produrrebbe lo stesso effetto comunicativo. Naturalmente, però, la discriminante vera sono i contenuti. La formulazione del documento è ancora in itinere ma, in base alle prime indiscrezioni, il punto capace di accendere la fantasia degli elettori giovani sarà soprattutto quello del «Piano case» per le giovani coppie.
Una proposta su cui sono arrivate manifestazioni di interesse importanti anche dallo stesso settore dell’edilizia che, visto il momento di stasi del mercato, accoglierebbe con favore un progetto di ampio respiro come quello immaginato dal Cavaliere e i prezzi «politici» che verrebbero richiesti pur di far camminare il mercato. L’idea è quella di «formattare» la misura standard degli appartamenti da 58 metri quadrati e procedere attraverso un contributo sinergico a fondo perduto erogato dalle Regioni e dallo Stato ai ragazzi facenti parte di apposite graduatorie (in modo da evitare speculazioni). Il tutto accompagnato da un mutuo a 40 anni concesso dalle banche. Un mutuo «leggero», il cui importo sarebbe inferiore a quello di un affitto. L’onere per lo Stato non sarebbe elevato perché a fronte dell’esborso da parte delle casse pubbliche di circa un 20% del valore delle case, con un Irpef medio del 33%, lo Stato riprenderebbe buona parte di quella cifra. Inoltre, con questa operazione, verrebbe generata una nicchia di mercato che oggi non c’è, nel senso che senza un’operazione del genere tutta una fascia di giovani coppie semplicemente non potrebbe permettersi di acquistare casa. Gli altri punti che potrebbero essere toccati sono quelli dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa già nel primo Consiglio dei ministri, delle Grandi opere, della sicurezza e del limite massimo della tassazione da portare sotto il 40%.