Nel Paese dei depressi

A quanto pare la salute mentale degli italiani non va molto bene. Lo sostiene una ricerca condotta da un economista inglese dell'università di Warwick, Andrew Oswald, anticipata da Repubblica. Risulterebbe che «lo stato di salute mentale ...)

(...) dell'Italia è chiaramente il peggiore d'Europa: nei vari parametri della (ricerca - insonnia, tensione, autostima, senso di inadeguatezza, infelicità, depressione - i numeri italiani ci hanno sorpreso». Nell'attesa di saperne di più, le conclusioni della ricerca ci sorprendono meno di quanto sorprendano il suo autore.
Non è difficile individuare nei risultati delle ultime elezioni, e nel conseguente governo, la causa prima di ansia e tensione per tutti gli italiani. È chiaro che la vittoria di una parte per un numero risicatissimo di voti (una non vittoria), scontenta tutti, vincitori e vinti, seminando incertezza e ansia. Chi ha votato per il centrodestra non può che sentire come una ingiusta violenza le decisioni di un governo che è nato e sopravvive per un pelo ma si comporta come se avesse una maggioranza da unità nazionale. Paradossalmente, poi, gli umori di chi ha votato a sinistra sono per forza peggiori e più scontenti di chi ha votato a destra. Anche senza volere entrare nel merito delle decisioni del governo Prodi, che scontentano pure a sinistra, le due facce dell'elettorato dell'Unione si guardano peggio che in cagnesco: la sinistra riformista e la sinistra radicale, condannate a stare insieme, si detestano e competono come solo ci si può detestare e competere tra affini: l'una accusando l'altra di errori fondamentali nel progettare il futuro del Paese. Che effetto volete che abbia, tutto ciò, nello stato d'animo degli italiani? Paura, insicurezza, voglia di fuga.
Ci sono però altri motivi alla base di questo nostro stato mentale. Uno è che l'Italia e gli italiani si trovano a affrontare con grande ritardo, rispetto al resto d'Europa, grandi temi etici e civili: l'eutanasia, l'ingegneria genetica, la bioetica, la legislazione sulle coppie di fatto e su quelle omosessuali, per citarne solo alcuni. Sono problemi laceranti in qualsiasi Paese, ma di più in Italia, per la presenza di una Chiesa cattolica che - da noi più che altrove - fa sentire con forza la sua voce aumentando il disagio sia fra i credenti sia fra i non credenti. I primi sono spesso divisi fra l'appartenenza religiosa e quella civica, i secondi sono comprensibilmente irritati da quella che sentono come un'invadenza.
Italia e italiani sono poi turbati dalla grande trasformazione sociale dovuta alla massiccia immigrazione di gente di cultura e religione diversa. È un altro fenomeno che l'Italia vive in ritardo rispetto all'Europa e che stiamo affrontando (meglio, non affrontando) in modo inadeguato, incerto, confuso. Non siamo aiutati, in questo frangente, da un mondo intellettuale pochissimo analitico e propositivo, dominato da un buonismo generico e insulso. E, sempre riguardo al mondo del pensiero e della ricerca, è diffusa fra gli italiani la non erronea sensazione che il nostro Paese stia perdendo la sfida della modernità, che arranchi penosamente nell'ambito dello sviluppo tecnologico e scientifico, continuando a contare sui pur preziosi ma insufficienti estetismi del Made in Italy.
Infine, sono cause e conseguenza del nostro pessimo stato di «salute mentale» gli episodi sempre più frequenti, gravi e numerosi di orribili violenze quotidiane, specie nel mondo dei minori. I vicini che sgozzano i vicini, madri che uccidono i figli, minorenni che uccidono poliziotti o si beano di turpitudini registrate con i telefonini e subito diffusi su internet, insegnanti che tagliano la lingua ai bambini e li costringono a bere la loro pipì, vigilantes che puntano la pistola alla tempia di piccoli studiosi troppo vivaci.
Tutto dà l'impressione, e più che l'impressione, di un Paese al quale stanno saltando i nervi. E non stupisce, in questo contesto, che gli uomini di potere continuino a darsi dei matti l'uno con l'altro o a dare dei matti a tutti gli italiani. In questo sì, che sono rappresentativi.
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