Nel paese dove nessuno vide nulla un coetaneo diventa superteste

Lo strazio della madre di Francesco: «In troppi non hanno collaborato»

da Enna

Tutto il paese sapeva. Sapeva ma ha taciuto, finendo di fatto col proteggere gli orchi che violentavano i bambini. Lui, invece, a soli 13 anni, ha avuto il coraggio di parlare. Nulla di trascendentale, sono la conferma che Francesco, quel maledetto pomeriggio, era salito in auto con alcune persone adulte. Una rottura dell’omertà generalizzata, che ha aiutato gli inquirenti a mettere insieme i tasselli di questo mosaico dell’orrore. Ha la stessa età di Francesco Ferreri, tredici anni appunto, il coraggioso supertestimone che ha contribuito ad inchiodare gli assassini di Francesco Ferreri. Il riserbo sulla sua identità è massimo. Non è stato reso noto nemmeno se si tratta di un compagno di scuola, di doposcuola, o dell’oratorio, che Francesco frequentava. Si sa solo che di fronte ai tanti «non so», «non ho visto», «non ho notato nulla», il muro di gomma del silenzio che gli inquirenti non sono riusciti a infrangere, questo ragazzino è andato controcorrente, parlando e finendo col confermare quello che gli inquirenti hanno sospettato sin dall’inizio, che cioè Francesco si fosse allontanato in compagnia di persone adulte. Un dettaglio. Un dettaglio che il bambino ha riferito tranquillo, consapevole che qualsiasi cosa poteva essere utile per capire cosa era successo. Un esempio, il coraggio di questo ragazzino. Un esempio cui fa da contraltare il ruolo dell’altro ragazzino arrestato, un compagno di doposcuola con cui Francesco aveva litigato un mese prima di morire e che probabilmente ha fatto da «esca» per attirare Francesco nella trappola degli orchi. Un esempio che stride con il silenzio di un intero paese che non poteva non sapere. «Non c’è stata – ha sottolineato amara Caterina Chinnici, procuratore del Tribunale dei minori di Caltanissetta – quella collaborazione della cittadinanza che ci saremmo aspettati, che avremmo voluto di fronte ad un fatto così grave. La gente scendeva in piazza, faceva manifestazioni, ma poi non ha parlato». Non solo non ha parlato, ma ha addirittura depistato: una sesta persona, una donna, è indagata per falsa testimonianza. Punta l’indice contro l’ipocrisia del paese anche la mamma di Francesco, Anna Bonomo: «C’è stata tanta solidarietà, ma nessuno ha parlato collaborando con gli investigatori».