Nel paese ligure dove gli abitanti vivono più a lungo

Rondanina ha il primato di longevità: vita media 85 anni

(...) Basta Rondanina, il più piccolo della Liguria, alta Val Trebbia e pieno Parco dell'Antola: 82 anime per 12 chilometri quadrati. Quota mille, freddo da novembre ad aprile, è la «terra di macigni/ terra di gente sassosa/terra dove la rosa/si dice non alligni/ (e dove solo la poiana/ si alza. Ma così lontana!)» di Giorgio Caproni. Senza avvertire per scoprirla reale, prima del vestito della festa che qui ha ancora un senso. Passi per Montebruno, i boschi umidi e dorati, i profili dei crinali, l'abisso in bilico a salire, e le cataste di legna a segnare la vita. Rondanina che spunta dalle nebbie e tu che prendi per il campanile. La piazza della Chiesa e di lato il Municipio, spirito e carte. Una sola impiegata comunale che si dà il cambio con il sindaco Arnaldo Mangini, che all'occorrenza trasporta gli anziani e cambia le lampadine nel cimitero.
Ti presenti, lei ha da fare col tecnico, che internet c'è e non c'è, ma Dedo c'è, l'ha visto passare prima, lui sì che può aiutarti, magari mostrandoti il Museo della Flora e della Fauna dell'Antola, il rifugio al piano di sopra e la chiesa d'impianto medievale. Molla il tecnico e tu dietro lei a cercare Dedo, che Rondanina in questa bruma metafisica è un distillato di malinconia. Lo Stradone deserto, il Fontanino che butta acqua a cullare i silenzi, ruderi in ristrutturazione, e qualche camino che fuma. Prendi per la trattoria «Gino» che a farla marciare c'è la giovane Valentina. Le trovi qui le anime del paese e Dedo prima o poi arriva. Il caldo ti scioglie le ossa, panoramica lenta, uno due tre quattro uomini al tavolo. «Siamo quasi tutti qui». È serafico Fraguglia Virgilio di Caffarena, 77 anni, contadino da sempre. «Prima avevo anche le vacche e quelli della centrale venivano a ritirare il latte. Ormai non viene più nessuno». Tutti pensionati. E cacciatori. Virgilio conta 59 licenze di caccia, «alla lepre, però. Mi piace andare per boschi, in silenzio, mica in batteria con i cinghiali». Arrigo Ghillino è di Propata, ma raggiungere gli amici da Gino è un rito. Contadino e poi tranviere a Genova, adesso in pensione, «sto bene qui» insiste. Sembra così naturale «stare bene» in questo nido arroccato, dove i suoi vecchi hanno lo stesso andamento lento e attaccano il Parco: «È un danno per la gente. Ci hanno messo i lupi a mangiare le bestie, un tempo scavavamo le buche per ammazzarli». Colpa dei daini, «guai a toccarli, saltano giù e si tolgono la fame con i frutti degli orti. Hanno cominciato con gli quelli di Giovanni e questo è il progresso. Mentre i danni provocati dai daini li pagano con i tesserini dei cacciatori». Luigi Cresci, papà di Valentina e titolare della trattoria, tenuta da cacciatore in relax («la mia squadra ha fatto fuori 117 cinghiali») scuote la testa. Ecco Dedo, al secolo Rainero Armellini: «Se vuole visitare il Museo…».
Molli il trio che promette di aspettarti per il pranzo e giù dietro a Dedo. Giro in chiesa e sacrestia: apre l'armadio, dentro c'è la statua di San Bartolomeo «c'è l'abitudine a tenerlo qua dentro, lo tirano fuori nelle feste comandate». Il campanile svetta, «gli operai continuavano ad alzarlo perché avevano vitto e alloggio gratis. Fu il prete di allora a dire basta che mica poteva mantenerli ancora». Poi il Museo ricavato nella canonica: «Dobbiamo ringraziare l'assessore Luigi Mussio che si è adoperato per allestirlo». Uno spaccato della vita del Parco e la memoria storica fotografata e trascritta. C'è il pluviometro del 1933, «mio nonno era l'addetto». Poi la biblioteca, il segno tenace di una vita che non molla e il senso d'una tavola imbandita ogni giorno come se tutti ci fossero comunque. Sopra, il rifugio capace di accogliere dieci e più ospiti,e riscaldamento a richiesta. Dedo è il volontario che cura il complesso. Ha vissuto per oltre vent'anni a Bologna, lavorava nel ristorante dei comici Gigi e Andrea. Pensionato, torna a Rondanina nella casa del nonno, comprata con i risparmi d'emigrante in America. Gli chiedi di farti la conta di chi ormai ci vive: «Dunque: Aldo Casazza con il papà che ha 96 anni, Mario, anche lui 96, che è in riabilitazione, ma torna. Gino Colombo, 70 anni, Lina Scrivani, 80 anni, in riabilitazione a Nervi e torna anche lei. Poi Luigi Cresci, la moglie e i figli: Valentina che tira avanti la trattoria, mamma di due ragazzi, e suo fratello Emilio che ha un bimbo di 11 mesi, l'ultimo nato, la speranza di Rondanina».
Geo&Geo ha dedicato un servizio sulla longevità, 85 anni di media, dei suoi abitanti: «Aria buona, cibi sani e vita tranquilla» e non scherza il sindaco-volontario, che ti conferma gli 82 residenti all'anagrafe, anche se poi «effettivi» sono 13. «Ci siamo inventati di tutto per rivitalizzare il paese, ma con un bilancio di 136.000 euro non è che vai lontano». Resta il problema della viabilità, e poi c'è il Parco, «che non darà occupazione, ma gestisce bene il territorio. Stiamo puntandoci, e parlo del rifugio dell'Antola già operativo, dell'Osservatorio Urania e dell'ipotesi di rendere il bacino del Brugneto navigabile, con annessi foresteria e museo». Perché in estate Rondanina fa 400 abitanti, famiglie di ritorno e radici dure a spezzare. Mangini è uno di quelli che abita a Genova e fa il sindaco pendolare a Rondanina. Perché i fantasmi restino altrove. Anche lui sale alla trattoria di Gino, c'è tutto il paese, mancano solo i figli di Valentina che sono a scuola. I piatti colmi, i lacci stretti, senza fretta. Da libri di Guccini e Macchiavello, con quel bisogno di contarsi e ritrovarsi, per non smarrirsi.