Nel paradiso fiscale della Melandri mancano i soldi

Con il suo fiuto eccezionale Giovanna Melandri ha finalmente scoperto che all’Italia serve un «New Deal della bellezza». E per chiarire al vulgo il suo originale pensiero scrive un libretto (Cultura, Paesaggio, Turismo, edito da Gremese, prefazione di Romano Prodi) che in molti hanno letto come la sua candidatura a prossimo ministro dei Beni Culturali (o forse del Turismo?), poltrona da lei già occupata tra il 1998 e il 2001.
Il Melandri-pensiero stupisce per la freschezza delle proposte e l’acutezza delle intuizioni. Come sanare i mali demanial-ambiental-turistico-culturali del Belpaese? «Il Sud deve diventare come la Florida». Idea nuovissima, tanto che (come ricorda Susanna Turco sul Magazine del Corriere della Sera) il primo a parlarne fu il ministro Franco Carraro a Capri nel 1988; seguito poi da Prodi (a Benevento nel 1995); Veltroni (a Catania nel 1996) e Berlusconi (a Genova nel 2000).
Ma il vulcano Melandri sprizza idee e vede un’Italia piena di restauri, cantieri. Vede l’ampliamento di Brera, i Grandi Uffizi, la Biblioteca europea di Milano. I suoi cinque punti chiave sono: 1) incentivi fiscali alla cultura; 2) trovare le risorse; 3) una politica di cura del territorio; 4) sostenere il mondo dello spettacolo; 5) alleggerire il «Turisdotto» italiano. Il che, traducendo il Melandri-pensiero, significa alleggerire la pressione turistica dal solito asse Venezia-Firenze-Roma verso altre città e manifestazioni più periferiche.
A una sola domanda, l’aspirante ministro non dà riposta: dove trovare i soldi? E guarda caso la risposta mancante è quella fondamentale. Solo un ingenuo può pensare che la politica di tagli di questo governo non proseguirebbe con un governo di centrosinistra (chi si è dimenticato la famosa finanziaria «lacrime e sangue» di Giuliano Amato che falcidiò la cultura al punto da far minacciare le dimissioni all’allora ministro Ronchey?).
Ma la cultura creativa della Melandri è piena di guizzi, come quella di riappropriarsi dei fondi provenienti dall’estrazione del Lotto del mercoledì: ottima idea, ma adesso quei soldi sono destinati allo spettacolo e quando la coperta è corta si sa cosa succede.
E poi, udite udite, c’è il progetto di trasformare l’Italia in un paradiso fiscale per artisti, architetti e scrittori. Il vulcano Melandri propone «la piena esenzione per i giovani autori nei primi cinque anni di attività». È notorio infatti, che i giovani autori sono estremamente facoltosi, le loro dichiarazioni dei redditi sono milionarie e il loro apporto alla cultura sarà quindi determinante. Il banalume appena citato è condito da iniziative di sicuro appeal, tipo la «costruzione di ostelli e campeggi per i ragazzi che vanno a seguire il Festival di Umbria Jazz». Anche loro, notoriamente, sono molto facoltosi e si riveleranno una preziosa fonte di indotto per l’industria culturale.
Se cambio di governo sarà, salvateci dalla cultura creativa dell’aspirante Melandri e dateci la cultura più pallosa ma seria di un professore come il rettore della Normale di Pisa Salvatore Settis, che sarebbe un ottimo ministro della cultura. E che per questo non lo diventerà mai.
caterina.soffici@ilgiornale.it