Nel Pd cresce la fronda dei Veltro-scettici

Walter sale sul ring ma anche per i suoi è un pugile suonato. Per il segretario del Pd un’altra giornata di urla e insulti: si vuole caricare per la manifestazione del 25. Intanto nel partito cresce il fronte degli scettici. <strong><a href="/a.pic1?ID=296148">Quando spese 5,4 milioni in balocchi
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Roma - Il Walter Veltroni new style, quello che da due settimane è passato direttamente dalle «prove di dialogo» all’opposizione «tosta», con la baionetta tra i denti, ieri sceglieva di aprire le danze di prima mattina dai microfoni di Faccia a faccia, su Radiotre: «C’è un clima molto pesante in questo Paese, in cui il governo si sente al potere, si comporta come se avesse preso il potere e non fosse il governo pro tempore». Oppure: «C’è un’ondata di razzismo e il governo le strizza l’occhio». È un fiume in piena, il leader del Pd, e mantiene un profilo molto battagliero, a livello nazionale ma anche a livello internazionale: «Questa crisi - spiegava Veltroni sfiorando i temi economici - non è figlia del caso ma della cultura della destra. È stata la destra a imporre la cultura delle deregulation. Per vent’anni si è considerato ogni controllo un fastidio, perché il capitalismo doveva andare avanti libero e selvaggio». E poi Veltroni rincarava la dose con esternazioni a raffica molto critiche contro il governo, contro il conflitto di interessi (anche contro questo quotidiano per l’inchiesta sulla Cgil), contro il premier.

Un momento particolare, per il leader del Pd. Che malgrado tutto, durante la manifestazione contro la riforma Gelmini, al cinema Capranica, è stato contestato «da sinistra» da un militante del suo partito - Marco Quaranta - per le eccessive oscillazioni della sua opposizione: «Veltroni dice che questo governo vuole formare i bambini con la televisione. Ma perché allora - ha spiegato Quaranta al Riformista - vuole accordarsi con questo stesso governo per le nomine Rai?». Per aver provato a formulare il quesito Quaranta si è preso qualche spintone da alcuni compagni della platea (che non hanno gradito l’interruzione al segretario) e ieri, a una domanda specifica della direttrice dell’Unità, Concita De Gregorio (che in radio gli chiedeva se era a caccia di consensi a sinistra) Veltroni ha risposto: «No, no... Io non ho un problema di consenso a sinistra, ho un problema di rappresentare in questo Paese un’opposizione civile, ma con la schiena dritta, un’opposizione che non si fa prendere dalla melassa».

Ovvio. Ma non c’è dubbio che se l’intenzione del leader del Pd è questa, il problema vero è come tenere la barra senza farsi stritolare dalla morsa che da una lato lo vede stretto a sinistra per l’incalzare dei dipietristi, e dall’altro a destra, con il naufragare dei fragili tentativi di dialogo tra governo ombra e governo vero. I ministri veltroniani che avevano iniziato con le telefonate di cortesia, e i fraseggi garbati con i corrispettivi colleghi del governo Berlusconi sono quasi rimasti spiazzati dalla strambata (o addirittura con le dichiarazioni di scavalcamento: vedi Lanfranco Tenaglia, molto «più a destra» di La Russa sul tabaccaio omicida per eccesso di legittima difesa, questa estate). A Montecitorio il nuovo gruppo del Pd, la cui composizione è molto cambiata rispetto a quello dei Ds, ha un patrimonio di esperienza parlamentare assai meno ricco, e sembra poco attrezzato per l’opposizione dura (per dire: come servirebbe la coriaceità di un Mario Adinolfi, lasciato fuori dall’opzione del segretario, al posto della leggiadria effimera di Marianna Madia).

Ma soprattutto: perché i militanti del Pd non dovrebbero sostenere la battaglia referendaria di Tonino Di Pietro, se il loro leader ora parla la stessa lingua dell’Italia dei valori? Strano ma è vero. Così, demonizzate fino a ieri, le argomentazioni dell’ex Pm, e i cavalli di battaglia che hanno fatto il successo editoriale di Marco Travaglio vengono ora saccheggiati ad ampie mani per costruire precipitosamente il nuovo repertorio veltroniano. Sentire per credere: «Berlusconi ha fastidio per chiunque la pensi in maniera diversa». Oppure: «C’è un’aggressività verso l’opposizione che è sintomo di un gruppo di persone che pensa di aver preso il potere e non di governare». E ancora: «Considerano un enorme fastidio chiunque si permetta di avere un’idea diversa: noi, i sindacati, la Corte costituzionale». Basta? Non ancora: «Berlusconi non conosce la Costituzione che prevede che si possa ricorrere ai decreti solo quando ci sono determinati requisiti di necessità e urgenza». Fino alla stoccata finale: «Faccio fatica a commentare - dice Veltroni - quello che fa Berlusconi, come ad esempio il sostegno a Putin sulla Georgia. È un’anomalia del sistema politico italiano».

Insomma, un vero e proprio fuoco di fila. Ma se si eccettuano le prevedibili reazioni del centrodestra, è curioso osservare come anche a sinistra, il «nuovo corso» non convinca. Per dire: sul Riformista a gettare acqua sulle passioni accese dall’ipotesi delle possibili «spallate» è lo stesso direttore Antonio Polito («oggi sembrano davvero improbabili»). Che non a caso sottolinea come «da questo punto di vista, accenti del tutto nuovi sono venuti dal discorso di Massimo D’Alema a Capri: è sembrato invitare il Pd a tirare i conti fra qualche anno e non la sera del 25 ottobre».

L’altro bastione dei «veltro-scettici», invece, rimane il foglio satirico dell’Unità, Emme, diretto da un’antica bandiera della satira come Sergio Staino. Ebbene, qualche settimana Fa Emme immaginava Veltroni come un cadavere. Ieri lo parodiava ancora, associandolo a D’Alema in un improbabile remake dei «Blues Brothers».

E all’interno, Stefano Disegni, l’uomo che ha inventato il «Ma-anche» di Maurizio Crozza, lo sbeffeggiava con irriverenza, immaginando il passaggio alla linea dura come un fiacchissimo allenamento con uno sparring partner. Walter prova a fare il duro con Berlusca, ma ci riesce solo quando prende di mira Di Pietro. Alla fine, dove va il vero Walter, si capirà solo dopo la manifestazione del 25 ottobre. Quando si aprirà inevitabilmente l’ennesima resa di conti con i dalemiani.