«Nel Pdl più democrazia e merito»

RomaMinistro Gelmini, con Alfano segretario politico del Pdl avete vinto voi ministri di «Liberamente».
«Ma no guardi... abbiamo aperto una stagione nuova del Pdl tutti quanti insieme. E abbiamo deluso i tanti corvi che speravano fosse il giorno del regolamento di conti nel nostro partito».
Anche gli ex An, tutti contenti...
«La Russa, Gasparri, Matteoli si sono impegnati al massimo per sostenere Angelino. Così come Scajola, Formigoni».
Anche Alemanno.
«Certo, è passata la stagione in cui ci si guardava con un po’ di diffidenza tra ex An ed ex Forza Italia, ora siamo tutti al cento per cento del Pdl. Ci sentiamo tutti rappresentati dal nuovo segretario e faremo in modo che Alfano possa essere il punto di riferimento di tutti».
Tutti tranne forse i «padroni delle tessere» di cui parla Alfano. Ma chi sono questi che «si atteggiano da leader senza esserlo» nel Pdl?
«È capitato che i congressi siano stati pilotati attraverso l’acquisto di pacchetti di tessere. Ma così è una democrazia finta, noi ne vogliamo una vera, in cui i cittadini partecipino. Perciò le tessere devono costare un euro, per permettere la mobilitazione dal basso».
E poi primarie.
«Certamente, congressi veri per nominare i quadri dirigenti e le primarie per i candidati. Angelino sta mettendo a punto i meccanismi, non può succedere che nei comuni venga candidato tizio perché ha l’amico più importante. No, va messa la persona che riscuote più consenso, sennò perdiamo le elezioni».
Meno Nicole Minetti nelle prossime liste?
«Quella della Minetti è una vicenda che deve essere ancora valutata bene, ha subito un processo mediatico, è stata condannata dalla stampa. Ma ecco, dobbiamo cercare di scegliere le persone migliori nei comuni e in tutti i livelli...».
Insomma il Pdl diventa un vero partito. Ma non preferivate essere un movimento carismatico?
«Noi dobbiamo aggiungere alla leadership carismatica di Berlusconi anche la selezione meritocratica della classe dirigente, per costruire un partito con candidati credibili che siano apprezzati dalla gente».
Alfano parla anche di «sanzioni». Cioè?
«Gli elettori non perdonano quando vedono che il patrimonio elettorale viene disperso con litigi e divisioni. Allora ci vuole un modo per salvaguardare la ricchezza culturale del Pdl ma che mantenga l’unità del partito».
Via le anime belle che però non mollano la poltrona di partito?
«Studieremo delle regole per evitare le “liste Coca Cola”, come le ha chiamate Alfano. Quelli che si fanno una lista alternativa a quella del Pdl ma senza uscire dal Pdl».
Basta con i furbi. Ma via anche i disonesti. Davvero volete fare il repulisti?
«È evidente che a molti la linea del Pdl sui processi del premier è servita come alibi. Per Berlusconi, come per altri come per esempio Verdini, c’è una vera persecuzione giudiziaria. Ma in altri casi è diventato un paravento per difendere posizioni indifendibili. Un conto è Berlusconi, altro conto certa gente che poi, se vai a vedere nel territorio, ti vengono un bel po’ di dubbi...».
I nomi non li farà neppure sotto tortura.
«No, non vorrei criminalizzare nessuno... diciamo che ci alcune situazioni di questo genere».
Magari in Campania, quella di Nicola Cosentino…
«Restiamo garantisti ma diciamo che il viso pulito di Mara Carfagna e di tanti altri rappresentano molto meglio Berlusconi rispetto ad altre persone... Se vogliamo restituire credibilità alla politica il nostro comportamento deve esser improntato alla trasparenza, alla correttezza, a una gestione pulita della cosa pubblica. Poi oltre all’onestà serve la competenza. E in genere i nostri candidati sono candidati competenti».
Quando gli scegliete bene...
«È chiaro che quando prevale il merito e si fanno scelte ragionate, gli amministratori di centrodestra sanno fare il loro mestiere, quando invece si mette “l’amico di” questo va a discapito della competenza. Ma il partito è solo uno strumento per realizzare la nostra rivoluzione liberale e spiegare ai cittadini cosa abbiamo fatto e cosa non è stato possibile fare...».
Per esempio abbassare le tasse, tra le più alte d’Europa.
«È vero, però in Consiglio dei ministri il presidente si è battuto come un leone per non far alzare le tasse e ci è riuscito, e questa è una sua vittoria. Non siamo ancora riusciti ad abbassare le tasse anche se abbiamo abolito l’Ici, abbiamo dato dei segnali come la detassazione per le imprese giovanili. Questa è la direzione giusta, poi è chiaro che la crisi non ci ha permesso di fare quel che volevamo».
La crisi o il ministro Tremonti?
«No, io penso che non si possa incolpare Tremonti, ha un mestiere molto difficile che è gestire un debito pubblico enorme. E quindi il suo sforzo è di applicare il rigore e contenere la spesa, cosa complicata come dimostrano le difficoltà che ha in Europa chi governa, dalla Merkel a Sarkozy a Zapatero. Detto questo, ci sono nella manovra anche misure per la crescita, ma non c’è crescita senza rigore».
Tra quelli che scalpitano c’è anche il vostro alleato di governo, Umberto Bossi, che spesso minaccia di far saltare tutto.
«Ma a me pare che, al netto delle battute un po’ colorite e degli slogan a cui ci ha abituato, il rapporto tra Bossi e Berlusconi sia solidissimo. Nella sostanza abbiamo condiviso molte battaglie, non solo il federalismo ma anche il contenimento della spesa improduttiva, la riforma della pubblica amministrazione. Il rapporto con la Lega non è in discussione».
Loro si sono battuti per la modifica del Patto di stabilità, che vincola i bravi sindaci. Ma i vostri amministratori virtuosi non chiedevano lo stesso?
«Certamente, ed è sacrosanto che i comuni virtuosi abbiano un trattamento diverso. Nella manovra che abbiamo appena approvato e anche nell’attuazione del federalismo municipale si allentano i vincoli dei comuni che usano bene le risorse. In questo senso il passaggio dalla spesa storica al fabbisogno standard ci aiuta, definendo il costo di un servizio per tutti permetterà ai comuni di non avere un euro in più del dovuto ma neppure un euro in meno».
Tornando al Pdl, ma i coordinatori che fanno ora?
«Senz’altro verrà valorizzato il talento intellettuale di Sandro Bondi, la capacità organizzativa di Denis Verdini e l’esperienza politica di Ignazio La Russa. Chi ci rappresenta come un partito monarchico sbaglia, qui c’è una classe dirigente seria che con il consiglio nazionale ha messo le basi per la conferma di Berlusconi premier nel 2013. Se la sinistra si illude di avere le chiavi di Palazzo Chigi si sbaglia di grosso. Non c’è alternativa a questa maggioranza. Le giunte De Magistris e Pisapia stanno già evidenziano le contraddizioni interne del centrosinistra. Credo che nessuno abbia nostalgia dell’Unione di Romano Prodi».