Nel piano di Bertolaso dieci discariche: «Ora si fa sul serio»

«Siti distribuiti in tutte le province, entro giugno pronti quelli di Irpinia e Sannio». E rivela: «Alcuni burocrati hanno cercato di ostacolare la mia nomina». Il capo dello Stato firma il decreto

nostro inviato da Napoli

Si presenta con un piglio tutto nuovo, ma per dare un segnale di continuità istituzionale, porta al tavolo della conferenza stampa i suoi due predecessori il prefetto Pansa e il commissario De Gennaro, con il generale Moretti: «Avete visto che affollamento? Abbiamo battuto tutti i record». Poi scherza su di sé: «Visto che il decreto (firmato ieri dal Capo dello Stato, ndr) non è stato ancora pubblicato, in questo momento io stesso sono un... clandestino». Ma le battute finiscono qui: «Rispetto all’ultima volta che mi sono trovato a gestire questa emergenza, sono molto, molto più preoccupato». Guido Bertolaso, responsabile della Protezione civile e sottosegretario per l’emergenza rifiuti, si presenta così. In una conferenza stampa senza peli sulla lingua, con qualche piccolo colpo di scena, che mantiene il mistero (ancora per 24 ore) sui dieci siti individuati per realizzare le discariche, e che addirittura parla di ostacoli incontrati sul suo cammino: «Vi sono state delle resistenze di alcuni colleghi burocrati che si sono opposti alla mia nomina». Solo a sentire queste parole, fra i giornalisti corre un brusio. Chi? Come? «Nomi non ne farò», tronca il discorso Bertolaso. Ma fra i corridoi della prefettura circola il nome di Barbara Contini che forse avrebbe gradito assumere alcune delle deleghe che oggi toccano all’uomo della Protezione civile.
Ma la conferenza stampa di Bertolaso da un lato mostra che la scelta di Berlusconi è chiara, dall’altro che il neo sottosegretario («Avete visto non sono venuto con la divisa della Protezione civile») ha già impostato il proprio lavoro: «Ora il progetto è serio, fattibile». C’è anche qualche novità. Ad esempio che gli inceneritori saranno quattro e dovranno anche smaltire i disastri ambientali creati dalle famose ecoballe: «A chi dice che quattro sono troppi, faccio notare che dobbiamo smaltirne 7 milioni». Quindi la prima conferma che arriva è che i termovalorizzatori bruceranno tutto, ma proprio tutto: «D’altra parte è la stessa cosa che accade in Germania, quello che ora noi mandiamo lì, è un tal quale, ovvero rifiuti non selezionati. Se lo fanno lì, non capisco perché non potremmo farlo qui».
Poi, non senza una nota di polemica: «Abbiamo visto che qualcuno ha presentato degli studi epidemiologici che tendono a sminuire la gravità del problema, a dire che non ci sarebbe poi questa grande emergenza... Siccome gli studi li ho commissionati io, a soggetti come l’Organizzazione mondiale della Sanità, mi permetto di dire che non sono d’accordo. C’è una zona che chiamano il triangolo...» (qui Bertolaso si ferma, ma lo chiamano il triangolo della morte e c’è il maggior numero di ecoballe e discariche, ndr) «ebbene, noi quel triangolo vogliamo bonificarlo». Certo, non tutto è chiaro. Ad esempio quali siano i siti che verranno effettivamente utilizzati e quali no. Infatti il sottosegretario spiega: «Nella lista ne metteremo tanti, poi decideremo quali usare e quali no». Gli chiedono, per esempio di Serre, dove c’è la famosa cava, che lui aveva prescelto, e che non aveva potuto utilizzare: «Adesso qualcuno dice che mi vorrei vendicare? E scaricare tutto lì? Siamo proprio terra-terra, non è nel mio costume, non esiste, avete visto che io mi sono perfino fatto circondare dai manifestanti per dialogare con loro. Figuratevi se io voglio punire qualcuno».
Poi, alcuni dati, che danno l’idea dell’emergenza, vengono illustrati da De Gennaro: «Abbiamo tolto dalle strade 1.059.000 tonnellate. Oggi siamo a 6.500 al giorno». È ancora Bertolaso, che parla: «Hanno scritto che vogliamo usare l’esercito contro i cittadini. Non è vero, noi non vogliamo militarizzare alcunché, solo mettere sotto tutela dei siti di interesse nazionale. E mi pare logico, che chi fa questo venga equiparato a un sabotatore». E infine, sui famosi Cdr che fino a oggi hanno prodotto le ecoballe: «Mi pare che così servano a poco. Saranno riconvertiti in centri di compostaggio per la raccolta differenziata». Insomma, una piccola rivoluzione che mette definitivamente la parola fine all’impianto di smaltimento varato 13 anni fa, quello studiato dall’Impregilo. Secondo il nuovo progetto, quando gli inceneritori saranno pronti (non solo Acerra, che si spera operativo in 8 mesi), prima si bruceranno tutti i rifiuti rimasti in strada, poi le ecoballe, infine si innesterà un nuovo ciclo riconvertendo questi impianti alla raccolta differenziata. «Se posso ricorrere allo slogan di una nota fabbrica di elettrodomestici, il nostro motto sarà fatti, non parole», dice Bertolaso.
Eppure, in attesa dei fatti, sono ancora molti gli interrogativi che angosciano gli abitanti della Campania. Come finirà il processo all’Impregilo e ad Antonio Bassolino se le ecoballe fuori norma per la vecchia legge diventano a norma per la nuova (come aveva già annunciato l’ultima ordinanza del governo Prodi). E soprattutto, in attesa che come dice Bertolaso «ogni provincia abbia i suoi impianti di smaltimento» come verranno ripartiti i carichi nel periodo di transizione. Alla fine, l’ipotesi più probabile è che nella rosa di discariche più ampia che verrà diffusa oggi, venga ritagliata la mappa del vecchio piano Bertolaso con qualche aggiornamento (cioè Vallata, in provincia di Avellino, evidentemente dopo la sconfitta di Ciriaco De Mita è diventato «agibile», e Chiaiano): Terzigno, Savignano, Caserta, Sant’Arcangelo, Masseria e Santa Maria La Fossa.