Nel posteggio di Rapallo dove comandano i balordi

Ore tre del pomeriggio di un giorno feriale. Il parcheggio della stazione ferroviaria in pieno centro a Rapallo è «presidiato» all’ingresso. Impossibile non vedere il gruppo di cinque o sei balordi appostati proprio di fianco al passaggio pedonale, bottiglie di birra mezze vuote in mano, già ubriachi, qualche cane lasciato senza guinzaglio che annusa in mezzo ai rimasugli del bivacco di mezzogiorno. L’automobilista arriva alla sbarra e deve per forza tirare giù il finestrino per prendere il biglietto che attesta l’ora di ingresso nel park. Poi più o meno tutti i clienti del park fanno la stessa cosa, ovvero cercano posto più lontano possibile dal bivacco, scendono circospetti, si guardano attorno e si accertano di aver chiuso bene l’automobile. Poi si allontano quasi di corsa, per non rischiare di essere fermati, il gruppo intimorisce. Passa una ragazzina da sola zaino in spalla, allunga il passo mentre il gruppo le grida dietro qualcosa. Sono solo le tre del pomeriggio di un giorno feriale a Rapallo, e qui al parcheggio non sembra di essere già in centro, con i negozi e i bar aperti. Qui, complici le alte siepi e il viale di accesso al parcheggio che lo separa dal resto della strada ci si sente isolati e anche le persone adulte vanno di corsa e sembrano intimorite. Il biglietto da visita non è dei migliori e va peggio quando l’automobilista ha finito il suo giro e torna a riprendersi la macchina. Con le spalle appoggiate alla macchinetta della cassa c’è un ragazzo che chiede soldi. Il sistema sembra quello usato anche a Genova qualche anno fa e sgominato a suo tempo dai carabinieri: bande di finti questuanti che non disdegnavano di prendersi qualche portafoglio mentre il cliente pagava. Finalmente si esce. La prossima volta si girerà alla larga. MBott