Nel primo incontro con l’assemblea generale della Cei il Pontefice non indica gesti concreti, ma ricorre alla formula già usata da Giovanni Paolo II Referendum, il Papa benedice l’astensione Benedetto XVI appoggia la linea dei vescovi sulla procreazion

«Non lavoriamo per gli interessi cattolici, ma sempre per l’uomo, creatura di Dio»

Andrea Tornielli

da Roma
Il Papa Benedetto XVI è «vicino» ai vescovi italiani «impegnati a illuminare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini» in vista dei «referendum ormai imminenti sulla procreazione assistita». È il passaggio tanto atteso (e forse da qualcuno tanto temuto) del discorso che ieri mattina, nell’aula del Sinodo, Ratzinger ha rivolto all’assemblea generale della Cei nel suo primo incontro con i vescovi del nostro Paese. Parole chiare, inequivocabili e applaudite dai presenti, con le quali il Pontefice afferma non soltanto di condividere e fare propri – com’è ovvio – i grandi principi morali della difesa della vita e della dignità dell’essere umano, ma anche le indicazioni concrete che l’episcopato e il laicato italiano hanno ritenuto di dover proporre ai cittadini in nome della ragione e non della fede, e che anche ieri nella sua prolusione il cardinale Camillo Ruini ha ribadito, lui sì scendendo nel dettaglio, con l’invito a «una consapevole non partecipazione al voto».
Benedetto XVI non ha dunque mai pronunciato la parola «astensione», non ha indicato comportamenti concreti, si è limitato a usare la stessa formula della «vicinanza» ai vescovi che tante volte aveva adoperato in queste occasioni il suo predecessore Karol Wojtyla, nel rispetto dell’autonomia di una scelta presa dall’episcopato italiano.
«Una questione nevralgica, che richiede la nostra più grande attenzione pastorale – ha detto il Papa nel passaggio del discorso nel quale ha inserito il riferimento al referendum - è quella della famiglia». Anche in Italia, dove ancora essa «rappresenta davvero la cellula fondamentale della società», la famiglia è esposta «nell'attuale clima culturale, a molti rischi e minacce che tutti conosciamo», vale a dire la fragilità della coppia, la tendenza a contestare la famiglia fondata sul matrimonio, e soprattutto la denatalità. «Perciò da molto tempo voi vescovi italiani – ha aggiunto Benedetto XVI - avete unito la vostra voce a quella di Giovanni Paolo II, anzitutto nel difendere la sacralità della vita umana e il valore dell’istituto matrimoniale, ma anche nel promuovere il ruolo della famiglia». «Nel medesimo spirito – ha detto subito dopo - siete attualmente impegnati a illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti in merito alla legge sulla procreazione assistita: proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno è segno della sollecitudine dei pastori per ogni essere umano, che non può mai venire ridotto a un mezzo, ma è sempre un fine, come ci insegna Gesù nel suo Vangelo e come ci dice la stessa ragione umana».
«In tale impegno – ha continuato Papa Ratzinger - e in tutta l'opera molteplice che fa parte della missione e del dovere dei Pastori, vi sono vicino con la parola e con la preghiera, confidando nella luce e nella grazia dello Spirito che agisce nelle coscienze e nei cuori». Benedetto XVI ha quindi aggiunto, parlando a braccio: «Non lavoriamo per interessi cattolici, ma sempre per l’uomo, creatura di Dio». Un modo per ribadire che sulla materia non esiste o non dovrebbe esistere una contrapposizione tra laici e cattolici, non c’è una crociata dell’oscurantismo fideistico contro la laicità e il progresso della scienza, ma un confronto cruciale basato su ragioni umane. È difficile leggere queste poche righe papali nel loro contesto e giudicarle un’ingerenza, a meno di non pretendere che il Papa, proprio in prossimità di una scadenza dove sono in gioco non scelte politiche o partitiche ma valori fondamentali, se ne stia in silenzio e non possa neanche far sapere che appoggia l’azione dei vescovi.
Il primo incontro ufficiale tra il nuovo vescovo di Roma e i suoi confratelli italiani è stato cordialissimo. Benedetto XVI ha sottolineato il legame «peculiare» che lega il successore di Pietro con i vescovi del nostro Paese. Il Papa, facendo sua un’analisi molte volte riecheggiata dal cardinale Ruini, ha detto che in Italia non c’è un’«egemonia» totale della «cultura basata su una razionalità puramente umana» e ha indicato l’importanza della presenza cattolica nel dibattito culturale italiano. Ha poi parlato dell’«attenzione ai poveri, agli ammalati, gli immigrati, ai popoli decimati dalle malattie, dalle guerre e dalla fame». Infine, prima di salutare uno ad uno tutti i vescovi, Benedetto XVI ha invitato la Chiesa italiana a parlare ai giovani, che devono «sentirsi amati» per comprendere che «in Cristo la verità coincide con l’amore».