Nel Principato una sanità senza lieto fine

Chiarissimo signor direttore, le scrivo con una certa diffidenza, di cui potrà spiegarsi la ragione, se prima di proseguire nella lettura della presente, avrà la amabilità di dare una occhiata alla compiegata fotocopia.
Se, come è auspicabile, ella avrà accolta la mia esortazione, si sarà reso conto che non miro a farle perdere tempo, ma a dare l’occasione di riflettere ed, occorrendo, far riflettere sui rischi, in cui si incorre con la scelta di Monaco, come residenza alternativa a quella italiana.
Sono spinto dalla predetta iniziativa dall’ammirazione in me sorta, nei suoi riguardi, ha, fin qui, promosso alcune inchieste ed, in particolare, quella riguardante la «Resistenza partigiana» in Liguria, sfatandone miti, leggende ed ipocrite enfatizzazioni patriottiche.
Nel quindicennio ultimo, a periodi discontinui, di residenza a Monaco non mi è accaduto di rendermi conto degli aspetti intollerabili di quella società, abilmente di lustrini e di paillette ammantata. Nel marzo 2005, la verità è emersa e sono scappato. A parte la mentalità diffusamente cinica ed affaristica, nessuno immagina che, ammalandosi, a Monaco, anche per una banale influenza, si corre il rischio di finire in un ospedale, quello intestato alla «principessa Grace», dal momento che nessun medico - e per nessun male anche in caso di emorragie interne - accede all’abitazione di qualsiasi paziente, con la conseguenza che occorre telefonare ai «pompieri», che monopolizzano il servizio di trasporto in ambulanza, per farsi curare in un nosocomio, in cui il ricovero è considerato un «affare».
Nessuno immagina che, per due giorni di ricovero nel «famoso» ospedale cardiologico, si pagano 14 milioni di vecchie lire, per di più, senza essere stati sottoposti ad accertamenti diagnostici di sorta.
Si dà il caso che il Signor Bruno Vespa, nei mesi di aprile-maggio 2005, complici Rosanna Lambertucci e l’ex tennista Pietrangeli, ha dedicato una sua «Porta a Porta» alla sanità a Monaco, come centro avanzatissimo di cura, assistenza e salute.
Essendo state le mie esperienze, dirette ed indirette, ben diverse da quelle descritte da Vespa, cui ho inutilmente scritto, dichiarandomi pronto a sbugiardare documentalmente le mirabilie inventate dai cosiddetti «ospiti», non crede, chiarissimo signor Direttore, che sia il caso di richiamare l’attenzione dei suoi lettori, liguri, lombardi e piemontesi, in particolare, sui rischi, che corrono, per la loro salute, vivendo e riesiedendo a Monaco ?!.
È inutile aggiungerle che sono a sua disposizione per ogni eventuale dettaglio sull’argomento innanzi trattato.
La ringrazio dell’attenzione e le chiedo scusa del tempo sottrattole e la prego di accogliere i miei più rispettosi saluti.